Il sito più alto del mondo

Ma quanto è alto il sito più alto del mondo?
Non sto parlando di sito inteso come luogo nel mondo, costruito dall’uomo (quindi di torri e grattacieli) o dalla natura (quindi montagne). Mi riferisco ad Internet e quindi ai siti web.

La risposta è incredibile e si trova qui: The World’s Highest Website misura quasi 19 chilometri, visitare ed effettuare lo scrolling per credere!

La cosa simpatica - almeno per un informatico come me - è il fatto che il sito è semplicissimo da fare, si tratta di un singolo “contenitore” HTML vuoto (<div></div> per gli addetti ai lavori) gestito attraverso un foglio di stile CSS. Insomma ad averci pensato prima avrei potuto implementarlo addirittura io. L’utilità è assolutamente nulla, tuttavia l’esperimento è interessante. Ma perché non farlo più alto allora? Qui viene davvero il bello: il limite è dato dall’incapacità dei browser attuali di gestire elementi più alti di 18,939583 chilometri. Dopo questa misura quello che succede è descritto da un termine tecnico ma comprensibilissimo anche ai profani: collapsing.

Comunque il fatto che non mi sia mai venuto in mente di provare a fare una cosa del genere più che dispiacermi mi fa pensare che ho ancora tutte le rotelle al loro posto. O quasi.

zar

P.S. Mi dispiace deluderlo, ma se a qualche lettore pazzo del blog è venuto in mente di provare a implementare il sito più largo del mondo, consiglio di visitare questi due siti:

  • BlueSfear Worm: è presentata come la più larga pagina grafica su Internet, si tratta di un progetto che coinvolge numerosi artisti che man mano danno il loro contributo all’allungamento dell’immagine. Merita sicuramente una visita, cliccate qui per accedere direttamente al worm (ma solo con connessione a banda larga).
  • The Mile Wall: progetto che ha l’obiettivo della realizzazione del più largo sito orizzontale, che comunque si fermerebbe “solamente” a 1,6 chilometri.

Insomma, come al solito ci ha già pensato qualcun altro.

Hammerfall

Mi sento in dovere di premettere che di musica non me ne intendo molto: sono bravissima a distinguere quella che mi piace da quella che non mi piace! Detto questo, uno dei gruppi musicali che ascolto più frequentemente sono gli Hammerfall.

Il primo album degli Hammerfall che ho ascoltato è stato Legacy of Kings nel 2001 circa, anche se era uscito nel 1998. Mi è piaciuto subito e per molti mesi ho avuto la cassetta in macchina. Ora che in macchina ascolto la radio, spesso li sento quando uso il computer e ho anche qualche loro album più recente.

La loro musica heavy metal trasmette molta energia. I testi (quelli che ho letto) rispecchiano in un certo senso il luogo di origine del gruppo, che è svedese e per la precisione di Goteborg - l’unica città della Svezia dove sono stata. ;-)

Il video che segue me l’ha suggerito zar ed è simpatico, perché gli Hammerfall si prendono un po’ in giro da soli, giocando con la squadra nazionale femminile di curling svedese sulle note di Hearts on Fire. Sembra che l’idea di questo video sia nata perché le ragazze erano fan del gruppo.

Qualche altro brano può essere ascoltato sul loro spazio su MySpace.

agb

Candle’s life #21

Fatevi la striscia di questa settimana (cliccate sull’immagine per leggerla meglio e ridere di più!):

Candle\'s life #21

L’autrice delle strisce è Jamie Valentina.

zar e agb

Come dargli torto?

Ecco una notizia apparsa sul quotidiano Il Resto del Carlino (mi raccomando leggere con attenzione titolo e sommario - cliccate l’immagine per ingrandirla):

Articolo tratto dal quotidiano Il Resto del Carlino

Insomma, dopo una rapina da 30mila euro perfettamente riuscita bisognerà pur andare a festeggiare no?

zar e agb

Fumatori (in)civili

Da quando non è più possibile fumare nei locali pubblici credo che la qualità della vita si sia notevolmente alzata. Nonostante questo però, spesso mi accorgo di come, mentre una parte dei fumatori rispetta gli altri anche se non c’è una legge che vieta certi comportamenti, altri tendono a non rispettare le persone che hanno intorno.

Più o meno recentemente ho notato una serie di comportamenti che non ritengo opportuni e che potrebbero essere facilmente modificati. Per esempio seduta sulla panchina della stazione ad aspettare il treno si è seduto vicino e me e alle altre persone sulla panchina un signore che senza porsi alcun problema ha acceso un sigaro affumicandoci. Io mi sono alzata e mi sono allontanata anche perché non è vietato fumare il sigaro lì, essendo all’aperto, ma certo non è stato un bel gesto.

Sempre in stazione una mattina scendendo dal treno ho notato un nonno con in braccio il nipotino che si divertiva a veder passare i treni e il nonno fumava una sigaretta, così che il fumo praticamente avvolgeva il bambino.

Un altro comportamento che non approvo è quello di fumare nei campi sportivi, sia da parte del pubblico che degli atleti, più che altro perché non rientra nello spirito dello sport.

Infine vorrei soffermarmi su un atteggiamento più generalizzato. Molti fumatori quando finiscono la sigaretta la spengono e la buttano per terra, dovunque si trovino o quasi. Io proprio non capisco, nel senso che secondo me molte persone che fanno così poi non butterebbero mai per terra altri rifiuti, quasi pensassero che i mozziconi di sigaretta scompaiano nel nulla una volta gettati. Spesso vedo persone che buttano i mozziconi dal finestrino della macchina e penso a come sarei contenta se fossi dietro di loro con una moto o una decappottabile. Ormai spesso ci sono i cestini con uno spazio dedicato alle sigarette così non si rischia di incendiare tutto, ma non credo che vengano tanto usati. E il lancio del mozzicone sta diventando un nuovo sport!

agb

Motori (di ricerca) ecologici e alternativi

Il motore di ricerca più utilizzato e conosciuto è sicuramente Google; è così famoso che ormai questo nome è diventato praticamente il sinonimo di motore di ricerca, un po’ come è successo con l’iPod - ormai sinonimo di lettore mp3 - e con l’aspirina. I pregi di Google sono molti, dalla semplicità di utilizzo alla velocità con cui ci fornisce le risposte, senza considerare tutti gli strumenti aggiuntivi che ci fornisce a costo zero. Ma considerarlo lo strumento di ricerca perfetto è decisamente sbagliato e dovremmo essere consapevoli che in realtà sono poche le cose che vengono fornite davvero gratuitamente (prima o poi farò un post a riguardo).

Eppure la Rete è piena zeppa di strumenti di ricerca più o meno alternativi ma pochi ne sono a conoscenza.

Il logo di EcochoEsiste ad esempio Ecocho, un motore di ricerca ecologico. Ogni mille ricerche effettuate tramite questa piattaforma, infatti, verranno piantati due nuovi alberi in modo da andare a rinfoltire un po’ il verde del pianeta e diminuire la quantità di gas serra. Questo strumento si basa sul motore di ricerca di Yahoo (inizialmente anche su quello di Google, che però misteriosamente si è tirato indietro) e sul sito sono presenti tutte le informazioni riguardanti questo progetto, decisamente lodevole.

Altri due strumenti ecologici sono Blackle e BlackR, anch’essi a basso impatto ambientale. Questi siti sfruttano il motore di ricerca di Google ma presentano la home page ed i risultati con lo sfondo nero e le scritte chiare, come se fossero il negativo dell’originale; questo perché visualizzare una pagina web composta prevalentemente da pixel bianchi consuma 74 watt contro i 54 watt consumati per la visualizzazione della pagina in nero. Che si traduce in un bel risparmio se si considera che le ricerche effettuate con Google sono all’incirca 200 milioni al giorno.

Una famiglia di strumenti di ricerca diversi per quanto riguarda la strutturazione dei risultati (e che vi consiglio di provare) è quella dei motori di ricerca a cluster, come ad esempio Clusty: vengono interrogati contemporaneamente diversi motori e i risultati trovati vengono categorizzati in modo dinamico, cioè suddivisi in categorie (dette appunto cluster) costruiti in base a vari criteri di rilevanza testuale come la ricorrenza o la posizione delle parole nei documenti.

Sempre con strutturazione dei risultati a cluster ma questa volta con ricerca alternativa sono Lexxe e hakia.

Il primo sfrutta tecnologie avanzate di studio del linguaggio naturale per trovare risposte a domande poste secondo il normale linguaggio umano (per ora però solamente in lingua inglese), piuttosto che basandosi sulle parole chiave inserite. E viste le ricerche effettuate solitamente dalle persone - ad esempio per arrivare su questo blog - questa è una cosa davvero interessante.
Il secondo invece cerca di interpretare la semantica delle parole e, quindi, di interpretare le informazioni all’interno delle pagine in modo più simile al cervello umano, piuttosto che basarsi semplicemente sulla sintassi e quindi sulla presenza o meno delle parole stesse all’interno delle pagine. Questo strumento, molto ambizioso, è ancora in fase beta e funziona solamente in lingua inglese.

Insomma, parafrasando uno più famoso di me: non di solo Google vive l’internettiano.

zar

Metal ecologista

Uno dei gruppi musicali che ascolto più frequentemente sono gli Stratovarius. Li ho scoperti all’inizio del terzo millennio, quando ho comprato un loro album, forse il più famoso, cioè Visions. Il gruppo si è formato nel 1984 a Helsinki e il loro nome deriva dall’unione delle parole Stratocaster e Stradivarius. Il loro genere è il metal, ma melodico e epico, praticamente è il genere di metal che piace a me.

Uno dei brani contenuti in Visions si intitola Paradise e il testo riguarda la salvaguardia della natura: dicono che molte specie di animali rischiano di estinguersi e che anche noi avremo dei problemi; così dovremmo cambiare atteggiamento e preoccuparci, smettendo di essere egoisti e magari facendo qualche sacrificio per salvare la natura. Niente di nuovo, ma mi piace che nel testo di una canzone vengano espressi questi concetti!

Dopo un periodo di crisi e un riunione provvisoria, il gruppo si è sciolto all’inizio di aprile di quest’anno. Sul sito personale di Timo Tolkki c’è una lunga lettera ai fan con la quale annuncia ufficialmente questo scioglimento e in cui dice anche di aver deciso di fondare un nuovo gruppo: i Revolution Renaissance. Spero che saranno bravi quanto gli Stratovarius.

agb

Mais ou menos #23

Fatevi la striscia di questa settimana (cliccate sull’immagine per leggerla meglio e ridere di più!):

Mais ou menos #23

L’autore delle strisce è Matteo Papaiz.

zar e agb

Generazione X

Immagine di Generazione X

Qualche tempo fa ho letto JPod, romanzo assurdo ma incredibilmente realistico (almeno per chi ha vissuto un’esperienza di studio o lavoro all’interno di laboratori informatici insieme ai classici nerd) e tanto la storia quanto lo stile della narrazione mi sono piaciuti molto.
Così ho deciso di leggere il romanzo d’esordio di questo autore, ma stavolta non sono rimasto molto soddisfatto.

La storia, scritta nel 1991, racconta le vicende di tre trentenni che decidono di mollare i loro lavori senza scopo per dare una svolta alle loro insignificanti vite e cercare di placare le paure del futuro, sfogare la loro rabbia e trovare una nuova cultura che vada a sostituire quella del passato che sembra soffocarli. Il romanzo è diventato una sorta di manifesto per la generazione dei nati tra il 1960 ed il 1970 e quella generazione ha preso proprio il nome di Generazione X (almeno così dice la quarta di copertina ma credo che raramente il titolo di un libro venga poi utilizzato per descrivere un fenomeno sociale - nessuno osi nominare Moccia!).

Per quanto mi riguarda posso dire che lo stile della narrazione mi è piaciuto molto in quanto è molto ironico, ma non posso dire lo stesso delle vicende che sono raccontate. E facendo un po’ di ricerche su internet sembra che io sia uno dei pochi a non averle apprezzate. Probabilmente il motivo è proprio il fatto che non appartengo alla Generazione X e non ho vissuto quel periodo all’età dei protagonisti, quindi probabilmente non colgo pienamente tutte le sfumature ed i riferimenti effettuati.

A questo punto non so bene se dare un’altra possibilità a Douglas Coupland e leggere un altro dei suoi romanzi. Sicuramente però, se deciderò di farlo, sarà uno dei suoi romanzi più recenti.

zar

Gioco d’azzardo, 666 e numeri triangolari

Che cosa hanno in comune il gioco d’azzardo, il numero 666 (comunemente noto come il numero del Diavolo) e i numeri triangolari - e quest’ultimi poi cosa sono?

Il termine azzardo sembrerebbe derivare dal nome di un antico gioco di origini orientali chiamato az-zahr, che si effettuava con tre dadi (il corrispondente del gioco italiano zara, che tra l’altro non conosco affatto). Lo stesso termine indicava anche il massimo punteggio ottenibile, cioè 6-6-6.
In effetti il legame non è poi così stretto, ma c’è.

RouletteInoltre c’è anche questa curiosa coincidenza: sommando tutti i numeri che compaiono sulla ruota della roulette (il gioco d’azzardo per eccellenza), cioè i numeri dallo 0 al 36, si ottiene proprio 666. Io alla roulette non ho mai giocato e, dopo aver scoperto questo, non credo che ci giocherò mai molto volentieri!

A questo punto entrano in scena anche i numeri triangolari: essi sono quei numeri che si ottengono sommando una successione continua di numeri interi. Per quanto detto prima, quindi, il 666 è un numero triangolare.

Palle da biliardoIl nome triangolare dato a questi numeri deriva dal fatto che, prendendo tanti elementi quant’è il valore di tale numero e disponendoli su delle righe parallele in modo che ciascuna contenga un elemento in più di quella precedente, la forma finale che si ottiene è appunto quella di un triangolo. Non è chiaro? Allora pensateci la prossima volta che giocherete a biliardo o a bowling…

Vendereste l’anima al Diavolo per vincere?

zar

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