Mi è stato chiesto più volte se è vero che i rugbisti “fanno le vasche di ghiaccio”. La risposta è affermativa: spesso dopo le partite i giocatori effettivamente immergono le gambe in vasche piene di acqua e di ghiaccio con lo scopo di smaltire l’acido lattico e favorire il recupero muscolare dai traumi.
Questo trattamento serve per aiutare i muscoli, i tendini, le ossa, i nervi e tutti i tessuti a recuperare dal lavoro svolto durante lo sport. Al termine dell’esercizio fisico il sangue che porta l’ossigeno ai muscoli rimuove l’acido lattico prodotto dagli stessi. Stare nel ghiaccio 10 minuti fa in modo che i vasi sanguigni si restringano e che il sangue defluisca dalle gambe; all’uscita dalla vasca, le gambe (che sono decisamente fredde e intorpidite) sono riempite di sangue nuovo che rinvigorisce i muscoli con ossigeno ed elimina l’acido lattico in modo molto più rapido ed efficace.

Questo tipo di terapia non è legata solamente al rugby; ad esempio anche Paula Radcliffe, detentrice del record mondiale di maratona (2h 15′ 25″), è stata in una vasca di ghiaccio per mezz’ora dopo aver vinto la maratona di Londra nel 2003 ed ha dichiarato, a proposito di tale metodo di cura:
It’s absolute agony, and I dread it, but it allows my body to recover so much more quickly.
Io personalmente al termine delle partite o delle gare preferisco fare una bella doccia calda… Anche se spesso è capitato di dover fare forzatamente la terapia del ghiaccio in alcune situazioni (a Belluno e Montereale in particolare) in quanto l’acqua delle docce usciva a temperature polari. Davvero un’agonia!
zar



Ultimamente purtroppo non ho molto tempo da dedicare alla lettura, comunque continuo a leggere libri di fantascienza. Come dicevo ho scoperto che il genere mi piace, ma soprattutto mi piace il modo di scrivere di alcuni autori. Per esempio la lettura di A noi le stelle! di Paul Anderson è stata veramente piacevole, al di là dei contenuti. Con questo non voglio dire che la storia non mi è piaciuta. Anzi!
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