Qualche tempo fa ho letto JPod, romanzo assurdo ma incredibilmente realistico (almeno per chi ha vissuto un’esperienza di studio o lavoro all’interno di laboratori informatici insieme ai classici nerd) e tanto la storia quanto lo stile della narrazione mi sono piaciuti molto.
Così ho deciso di leggere il romanzo d’esordio di questo autore, ma stavolta non sono rimasto molto soddisfatto.
La storia, scritta nel 1991, racconta le vicende di tre trentenni che decidono di mollare i loro lavori senza scopo per dare una svolta alle loro insignificanti vite e cercare di placare le paure del futuro, sfogare la loro rabbia e trovare una nuova cultura che vada a sostituire quella del passato che sembra soffocarli. Il romanzo è diventato una sorta di manifesto per la generazione dei nati tra il 1960 ed il 1970 e quella generazione ha preso proprio il nome di Generazione X (almeno così dice la quarta di copertina ma credo che raramente il titolo di un libro venga poi utilizzato per descrivere un fenomeno sociale - nessuno osi nominare Moccia!).
Per quanto mi riguarda posso dire che lo stile della narrazione mi è piaciuto molto in quanto è molto ironico, ma non posso dire lo stesso delle vicende che sono raccontate. E facendo un po’ di ricerche su internet sembra che io sia uno dei pochi a non averle apprezzate. Probabilmente il motivo è proprio il fatto che non appartengo alla Generazione X e non ho vissuto quel periodo all’età dei protagonisti, quindi probabilmente non colgo pienamente tutte le sfumature ed i riferimenti effettuati.
A questo punto non so bene se dare un’altra possibilità a Douglas Coupland e leggere un altro dei suoi romanzi. Sicuramente però, se deciderò di farlo, sarà uno dei suoi romanzi più recenti.
zar




una seconda possibilità non si nega a nessuno
buon weekend