Il film racconta la storia di un giovane ragazzo olandese di nome Martijn, che decide di recarsi in Marocco, paese natale della sua attuale fidanzata, per avviare un progetto umanitario di sostegno ai bambini denutriti; giunto sul posto però viene inspiegabilmente rapito da un gruppo di terroristi locali che, dopo aver ucciso il suo accompagnatore, lo tengono prigioniero, torturandolo e minacciandolo di morte.
Ma qual è il motivo di questo rapimento?
Cosa stanno realmente cercando i suoi aguzzini?
Si tratta di un errore?
Quando, all’inizio del racconto, ho sentito pronunciare al biondo protagonista la fatidica frase “non ti preoccupare, andrà tutto bene” ho pensato che quelle sarebbero state sicuramente le ultime parole famose e in effetti non mi sbagliavo. Però avevo sottovalutato questo film, girato con pochissimi mezzi e con un budget limitato (il cast è composto praticamente da cinque persone): pensavo di trovarmi di fronte al solito thriller scontato e privo di contenuti – titolo e locandina di sicuro non mi hanno aiutato.
In realtà la storia è tutt’altro che banale. Con il passare del tempo le mie certezze da spettatore hanno iniziato a non essere poi tali mentre aumentava la voglia di scoprire la verità; inoltre cresceva anche il senso di claustrofobia reso benissimo dal regista grazie a delle lunghe sequenze girate all’interno della stanza della tortura (fortunatamente qualche flashback, comunque non fondamentale per la storia, mi ha permesso ogni tanto di allentare la tensione e di sganciare le mani dai braccioli della poltrona). I contenuti poi non si limitano all’intreccio; sullo sfondo si leggono i diversi aspetti e modi di interpretare quella che può essere definita la guerra fra le civiltà del nuovo millennio: dall’occidentale a favore dell’intervento militare, all’ideologia pacifista, dagli attentati terroristici fino al ruolo delle multinazionali.
Questo è quindi un film che vale sicuramente il prezzo del noleggio e permette di passare un’ora e mezza di tensione – come si richiede ad un buon thriller – ma lascia anche la possibilità di riflettere su temi importanti e, purtroppo, sempre attuali da quell’11 settembre 2001.
Insomma assolutamente consigliato.
zar
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