Road to Beijing 2008 #1

Tra una ventina di giorni (più precisamente il giorno 08/08/08 ) inizieranno le Olimpiadi di Pechino. Un evento sportivo – e non solo – in grado di catalizzare l’attenzione di tutto il mondo. La vittoria della medaglia d’oro olimpica è considerata il risultato più prestigioso conseguibile nello sport – ad eccezione del solito calcio (e di altri sport di squadra) in cui è considerato più importante vincere il campionato del mondo.

Quest’anno ha fatto molto discutere l’assegnazione dei giochi alla Cina e si è molto parlato di boicottaggio come gesto di protesta per il mancato rispetto dei diritti umani nel paese ospitante.

A mio avviso il boicottaggio sarebbe stato una scelta sbagliata – il vero errore è precedente, cioè aver assegnato l’organizzazione a Pechino. Una volta fatta questa scelta, però, per rispetto agli atleti che sono i veri attori dell’evento e che fanno molti sacrifici per arrivare all’appuntamento i Giochi devono esserci. Anzi, probabilmente l’aver puntato i riflettori sulla questione potrebbe servire a mostrare il regime cinese per quello che è realmente – anche se la censura sarà al solito implacabile.
L’unico boicottaggio giusto – che è stato anche proposto, ma che non verrà attuato – sarebbe quello dei politici ed esponenti dei governi, che potrebbero starsene a casa invece che andare a presenziare alla farsa della cerimonia d’apertura.
L’argomento meriterebbe una trattazione ben più approfondita di questa, ma a grandi linee io la penso così.

Detto questo passiamo all’aspetto sportivo: quali immagini legate alle precedenti edizioni delle Olimpiadi sono rimaste impresse nella vostra mente?

Magari la vittoria nei 400m di Cathy Freeman, aborigena australiana, nell’edizione di Sydney 2000.
O la prima volta della Germania unita a Barcellona ‘92, anno della vittoria della pallanuoto italiana; o ancora il bacio del terreno dopo la vittoria di Gelindo Bordin a Seoul ‘88, anno anche di Ben Johnson, vincitore dei 100m ma trovato positivo al doping.
Magari la scoperta del figlio del vento Carl Lewis, trionfatore a Los angeles nel 1984 o, più patriotticamente, le vittorie di Pietro Mennea e Sara Simeoni a Mosca ‘80.
E che ne dite del famoso 10 a Nadia Comaneci a Montreal 1976 e degli 8,90m di salto in lungo di Beamon di Città del Messico nel 1968?
Gli ultimi non ho proprio potuto viverli di persona e nell’84 ero un po’ piccolino. Ma per fortuna ci sono i filmati e le foto!

Chissà se questa edizione dei Giochi si farà ricordare per qualche evento sensazionale. Voi che dite? Io spero che, nell’eventualità che accada, sarà “solamente” un evento sportivo.

zar

4 Risposte a “Road to Beijing 2008 #1”


  1. 1 midnightsun 15 Luglio, 2008 alle 17:53

    Alcuni dei momenti più emblematici (non posso essere esaustivo anche perché purtroppo non ho visto che poche edizioni in diretta) secondo me sono:

    i 4 ori ori di Jesse Owens (nero americano per chi non lo conoscesse) a Berlino in faccia a Hitler, con un record del mondo del salto in lungo che è durato per decenni.

    la rivoluzione del Messico (1968), il salto infinito di Beamon (superato soltanto 23 anni dopo), la protesta (battezzatta in seguito “Black Power”) con il guanto nero al cielo e il capo chino di Tommie Smith e John Carlos sul podio dei 200 metri (protesta contro le ingiustizie razziali negli Stati Uniti);
    http://en.wikipedia.org/wiki/1968_Olympics_Black_Power_salute

    i primi africani degli altipiani a farsi strada in pista (ma Bikila aveva già conquistato 2 ori a Roma e Tokyo 8 e 4 anni prima nella maratona). Kip Keino apre la strada a generazioni future di est-africani che segneranno la storia del mezzofondo mondiale.

    Dick Fosbury rivoluziona il salto in alto in maniera irriversibile con l’uso dello stile dorsale (il salto porterà poi il suo nome “Fosbury flop”) invece di quello ventrale adottato fino a quell’epoca e conquista la medaglia d’oro

    Le sette medaglie d’oro in vasca di Mark Spitz a Monaco 1972, edizione forse più nota per gli attacchi terroristici di un commando palestinese che assassinerà due atleti israeliani.

    L’esercizio perfetto di Nadia Comaneci a Montreal 1976, la prima volta che la giuria assegò tutti 10.

    Le “mezze” edizioni di Mosca e Los Angeles, a causa dei boicottaggi del blocco atlantico e del blocco comunista rispettivamente.

    I 4 ori dello “sportivo del secolo” Carl Lewis a Los Angeles, edizione in cui per la prima volta una donna islamica, Nawal El Moutawakel, conquista un titolo olimpico, nei 400m ostacoli e le donne concorrono al titolo nella maratona (ma curiosamente, non ai 10000m in pista!)

    La macchia del doping sporca l’oro dei 100 metri a Seoul nel 1988 con Ben Johnson che verrà squalificato pochi giorni dopo aver conquistato in pista il titolo olimpico. L’eco creta da questo scandalo porta la IAAF -federazione mondiale di atletica- ad introdurre i controlli antidoping a sorpresa e al di fuori delle competizioni, a partire dal 1989.

    La Repubblica Sudafricana viene riammessa alle competizioni internazionali ai Giochi di Bacellona nel 1992, dopo esserne stata allontanata a causa del regime di apartheid. Elana Meyer, bianca sudafricana, conquista l’argento nei 10000m dietro a Derartu Tulu, nera etiope.

    Gli Stati Uniti ammettono i professionisti del basket sulla scena olimpica, una squadra che da 16 anni è conosciuta come dream team.

    Vitaly Scherbo, bielorusso, conquista 6 medaglie d’oro nella ginnastica artistica per la CSI, Comunità Stati Indipendenti, il commonwealth nato dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica dell’anno precedente. Le repubbliche baltiche però partecipano con delle squadre separate dal resto dell’ex URSS.

    L’urlo libertorio di Hassiba Boulmerka, Algeria, alla conquista del titolo dei 1500m. L’atleta algerina vivrà per molti anni al di fuori del suo paese e sotto scorta perché minacciata di morte dai fanatici islamici che la accusavano di essere blasfema per il fatto di correre in pantaloncini e maglia a maniche corte.

    Michael Johnson conquista gli ori dei 200 e dei 400 metri ad Atlanta nel 1996, stabilendo un record nei 200 che a tutti sembra fantascienza, 19.32. Il secondo uomo più veloce di sempre non è sceso sotto 19.60 a tutt’oggi.
    Nel suo “piccolo” Marie-José Pérec imita Johnson, conquistando 200 e 400, e stabilendo il record olimpico (48.25, tuttora imbattuto) nel giro di pista.
    Carl Lewis vince l’oro nel salto in lungo, e lo fa per la quarta volta consecutiva ai Giochi.
    I Giochi del 1996 rimarranno anche noti per essere stati quelli “scippati” ad Atene, che nel 1996 avrebbe festeggiato il centenario della prima edizione dei Giochi dell’era moderna (1896). Coca Cola e CNN evidentemente fecero sentire il loro peso.

    Nel 2000 i Giochi tornano nell’emisfero australe dopo 48 anni, a Sydney, e la più famosa sportiva aborigena australiana, Cathy Freeman, è sia ultima tedofora alla cerimonia di apertura che vincitrice dei 400metri, dove era già stata medaglia d’argento 4 anni prima. In piscina, Ian Thorpe, prodigio natatorio della nazione ospitante, fa sue tre medaglie d’oro, assieme anche a 2 argenti.
    Haile Gebrselassie, il formidabile etiope, si conferma campione dei 10000m al termine di uno sprint all’ultimo respiro con il suo più grande avversario, Paul Tergat. A separarli soltanto 9 centesimi di secondo.
    Per la prima volta il lancio del martello e il salto con l’asta fanno parte del programma olimpico, e la 17enne Kamila Skolimowska si laurea campionessa olimpica nella prima delle due discipline.
    Heike Drechsler, 17 anni dopo il suo primo titolo mondiale e 8 dopo il suo primo titolo olimpico, si riconferma campionessa nel lungo, riconferma 8 anni dopo anche per Derartu Tulu nei 10000.
    Marion Jones vince 3 ori e due bronzi, ma le medaglie le vengono poi tolte nell’ottobre 2007 quando la stessa atleta ammette l’uso di sostanze non lecite. I titoli dei 100 e dei 200 non sono tuttora stati assegnati (quello dei 100 andrebbe a Ekaterini Thanou, successivamente squalificata a sua volta 4 anni dopo ai Giochi di Atene). Pawel Korzeniowski riesce nell’impresa di vincere entrambi gli ori nelle gare di marcia, 20 e 50km.
    Un’arcipelago di poche migliaia di abitanti, le Bahamas, conquista l’oro nella staffetta 4×100 femminile. Le quattro ragazze saranno soprannominate golden girls in patria. Primo oro in assoluto anche per uno dei paesi più poveri del pianeta, il Mozambico, per opera di Maria Mutola, icona degli 800m degli ultimi 20 anni.
    Jan Zelezny è per la terza volta consecutiva campione olimpica nel giavellotto. a Seoul 12 anni prima mancò l’oro per soli 12cm.

    Nel 2004 i Giochi tornano ad Atene, con un colpevole ritardo di 8 anni. A farne le spese è Roma che perde il ballottaggio finale per l’assegnazione dei Giochi del 2004 in favore di Atene.

    Hicham El Guerrouj infrange il taboo olimpico e alla terza partecipazione si laurea campione, ma questa volta in modo eclatante, vincendo sia 1500 che 5000 metri, il solo uomo dopo 80 anni a riuscire nell’impresa. Atene rimarrà la sua ultima recita come atleta, infatti rinuncerà al finale di stagione 2004 e nella primavera seguente annuncerà il suo ritiro dalle competizioni.

    Tra le donne Kelly Holmes scrive a sua volta la storia facendo suoi 800 e 1500 metri, terza donna nella storia, al termine di una carriera costellata di infortuni e di piazzamenti, ma mai di vittorie.
    Un’altra britannica, Paula Radcliffe, che aveva stabilito l’anno prima a Londra un record di portata gigantesca nella maratona (2:15:25) è costretta al ritiro al km36, per il riacutizzarsi di un infortunio patito a ridosso dell’appuntamento olimpico. La gara è vinta da Mizuki Noguchi.

    Nei salti il trio delle meraviglie di Volgograd, Yelena Isinbayeva, Yelena Slesarenko e Tatyana Lebedeva fa il colpaccio e mette le mani sugli ori di asta, alto e lungo. Alla Lebedeva mancano pochi cm per agguantare anche l’oro nel triplo, dove conclude terza, che va a Francoise Mbago-Etone, del Camerun.

    I due greci più discussi, i titolati Kostas Kederis e Ekaterini Thanou, inscenano un finto incidente stradale per sfuggire all’antidoping e vengono squalificati alla vigilia dei Giochi. Durante la finale dei 200 maschili (la gara in cui Kederis era campione in carica) il pubblico fa ritardare di diversi minuti lo svolgimento regolare della gara urlando “Kederis Kederis” ed “Hellas Hellas”, e al termine fischierà sonoramente il vincitore, l’americano Shawn Crawford.

    I due ungheresi Adrian Annus e Robert Fazekas sono primi sul campo nel martello e nel disco, ma vengono squalificati per tentato sabotaggio dei campioni di urina al controllo antidoping. I titoli vanno a Koji Murofushi e Virgilijus Alekna.

    Merlene Ottey (classe 1960) prende parte alla sua settima edizione dei Giochi, questa volta sotto i colori della Slovenia. L’oro olimpico sarà l’unico alloro che non riuscirà a conquistare in una carriera che ormai è trentennale.

    Infine Stefano Baldini.

    Sul percorso originario della maratona dalla piana di Maratona all’antico stadio Panathinaikon compie l’impresa della sua vita atletica ed è il campione dei campioni.

    :)
    non si vede che mi piace lo sport

  2. 2 enrico 18 Luglio, 2008 alle 22:52

    sono assolutamente contrario a questi giochi. lo spirito olimpico è in netto contrasto con quanto avviene in Cina. Sono pienamente d’accordo sul fatto che lo sport non ha niente a che fare con la politica, anche se gli Usa boicottarono le olimpiadi sovietiche. Visto che i maggiori rappresentanti politici mondiali saranno presenti, purtroppo, spero che almeno un atleta compi un gesto per riportare l’attenzione sulla disumanità che pervade questo stato

  3. 3 culoecamicia 19 Luglio, 2008 alle 15:10

    Lo spirito Olimpico è decisamente in contrasto non solo con quello che avviene in Cina ma anche con tante altre cose che avvengono in giro per il mondo. Purtroppo però anche le Olimpiadi ormai sono diventate un affare economico per molti: nazione organizzatrice, sponsor vari… Per non parlare degli atleti che pur di arrivare sul tetto del mondo ricorrono a pratiche illecite. Il vero spirito olimpico quindi credo sia andato perso molto tempo fa.

    Detto questo però mi piace pensare – e anzi ne sono convinto – che non sia per tutti così; ci sono atleti che lavorano duramente per potervi anche solo partecipare e per loro sarebbe davvero triste dovervi rinunciare. Soprattutto se la decisione di boicottare viene presa da politici che da una parte si riempiono la bocca di accuse contro la Cina e dall’altra siglano accordi con lo stesso governo.

    Come ho già detto, al massimo l’errore è stato quello di assegnare i Giochi a Pechino; ormai che la frittata è fatta l’importante è non dimenticarsi della situazione una volta che le Olimpiadi saranno passate. E non credo ci sia bisogno (o che serva a qualcosa) che qualche atleta compia un gesto ad effetto per fare in modo che l’attenzione rimanga alta – c’è bisogno di una presa di coscienza e della volontà di cambiare di chi opera nelle stanze dei bottoni.

    zar

  4. 4 ipernova 19 Luglio, 2008 alle 22:18

    Sono pienamente d’accordo con Zar.

    Purtroppo la Cina ha il coltello dalla parte del manico. E lo avrà ancora per una decina di anni.

    Però un’assenza massiccia dei politici alla cerimonia di apertura ci stava eccome. Ma se Bush dice che viene, come fanno gli altri a dire di no?

    Paz


Lascia un commento