Archivio per la categoria 'Nel tempo libero'

Grindhouse - A prova di morte

Le grindhouse erano le tipiche sale cinematografiche dei piccoli paesi dell’America degli anni ‘60 e ‘70 in cui si trasmettevano i cosiddetti film di serie B: horror e splatter ad alto contenuto di sangue e sesso, storie di inseguimenti in auto e arti marziali che scorrevano su pellicole graffiate, rovinate, cui spesso mancavano parecchi fotogrammi e con l’audio talvolta non sincronizzato. Quentin Tarantino, insieme all’amico e collega Robert Rodriguez, ha deciso di rendere omaggio a questo tipo di sale (praticamente costituenti una delle prime fonti del loro bagaglio cinefilo) girando un film diviso in due episodi che avesse - e sotto sotto prendesse in giro - tutte le caratteristiche dei B-movie che vi si giravano.
La prima fondamentale condizione per godersi questo film è quindi quella di avere ben presente questo fatto: non va preso troppo sul serio.

Locandina di Grindhouse - A prova di morteLa storia del primo episodio, girato da Tarantino ed intitolato A prova di morte, è quella di due gruppi di belle ragazze e di uno stuntman maniaco che si diverte ad uccidere utilizzando un arma non molto convenzionale: la sua “corazzatissima” auto.
Ho guardato questo film senza sapere che era solamente la prima parte di una lunga storia per cui il finale mi ha lasciato decisamente insoddisfatto. Però, conoscendo le precedenti fatiche del regista, non mi stupirei se il secondo episodio non aggiungesse nulla al primo e più ci penso più mi convinco che alla fine va bene così perché nelle quasi due ore di durata c’è tutto Tarantino: il suo feticismo per i piedi già dalla prima inquadratura, le donne non solo belle ma anche abili combattenti, le morti spettacolari e violente, un insieme di fu*k e bit*h come se piovessero…
Per questo la seconda condizione necessaria per apprezzare il film è l’essere appassionati dei vari Pulp Fiction, Kill Bill, ecc.

Tutto sommato quindi il film mi è piaciuto (anche se non lo ritengo all’altezza dei già citati precedenti) ma non mi ha stupito il fatto che al botteghino A prova di morte sia stato un flop in quanto probabilmente il target cui il regista si è rivolto è troppo ristretto. Ciò comunque non toglie che Quentin Tarantino sia uno dei registi più geniali e visionari in circolazione.
Bisogna sola sapere a cosa si va incontro quando ci si siede sulle poltroncine del cinema o sul divano ed inizia la proiezione.

zar

11:11 La paura ha un nuovo numero

Incuriosito dal titolo ho guardato questo film di un genere indefinito ed indefinibile: mescola fantasmi, violenze ed omicidi, destino e profezie sulla fine del mondo in modo fumoso e soprattutto molto lento.

Sostanzialmente si tratta di un’accozzaglia di elementi poco chiari sparsi in una trama tutt’altro che coinvolgente e priva di colpi di scena. Ho atteso il finale sperando che almeno quello potesse riservare delle sorprese ed invece si è rivelato all’altezza - o meglio alla bassezza - di tutto il resto.

Ma è colpa mia: mai giudicare un film dal titolo (e un libro dalla copertina)!

Cercando informazioni sui numeri 11:11 sono arrivato senza difficoltà a questo sito che spiega:

Per molti anni i numeri 11:11 sono apparsi misteriosamente a milioni di persone in tutto il mondo, spesso appaiono su orologi digitali. Gli avvistamenti dell’11:11 tendono a verificarsi con periodi di innalzamento di coscienza, ed hanno un potente effetto su quanti li vedono.

Non ci avevo mai fatto caso, è eccezionale: ogni giorno, circa una decina di minuti dopo le undici, sul mio orologio digitale compare il fatidico 11:11. Incredibile! Per quanto riguarda il potente effetto non saprei che dire… Però ho notato che verso quell’ora mi viene un certo languorino.

Proseguendo nella lettura si trova:

La comparsa dell’11:11 è una potente conferma che siamo sulla strada giusta, allineati con la Realtà Superiore. L’11:11 è un punto di inserzione attraverso cui la Realtà Superiore entra nel momento presente. L’11:11 è il ponte fra la dualità e l’Unità. È il nostro sentiero attraverso lo Sconosciuto.

Mah. Sinceramente non sono molto interessato ad essere in linea con la Realtà Superiore - che poi magari pago io la telefonata - e il Sentiero Sconosciuto non lo prendo mai volentieri. Anche perché mi hanno sempre detto che chi lascia la strada vecchia per la nuova…

Insomma dopo essermi sorbito il pessimo film mi sono fermato alla prima pagina del sito, non è decisamente il genere di cose che fa per me.

zar

Five Fingers - Gioco Mortale

Locandina del film Five FingersIl film racconta la storia di un giovane ragazzo olandese di nome Martijn, che decide di recarsi in Marocco, paese natale della sua attuale fidanzata, per avviare un progetto umanitario di sostegno ai bambini denutriti; giunto sul posto però viene inspiegabilmente rapito da un gruppo di terroristi locali che, dopo aver ucciso il suo accompagnatore, lo tengono prigioniero, torturandolo e minacciandolo di morte.

Ma qual è il motivo di questo rapimento?
Cosa stanno realmente cercando i suoi aguzzini?
Si tratta di un errore?

Quando, all’inizio del racconto, ho sentito pronunciare al biondo protagonista la fatidica frase “non ti preoccupare, andrà tutto bene” ho pensato che quelle sarebbero state sicuramente le ultime parole famose e in effetti non mi sbagliavo. Però avevo sottovalutato questo film, girato con pochissimi mezzi e con un budget limitato (il cast è composto praticamente da cinque persone): pensavo di trovarmi di fronte al solito thriller scontato e privo di contenuti - titolo e locandina di sicuro non mi hanno aiutato.

In realtà la storia è tutt’altro che banale. Con il passare del tempo le mie certezze da spettatore hanno iniziato a non essere poi tali mentre aumentava la voglia di scoprire la verità; inoltre cresceva anche il senso di claustrofobia reso benissimo dal regista grazie a delle lunghe sequenze girate all’interno della stanza della tortura (fortunatamente qualche flashback, comunque non fondamentale per la storia, mi ha permesso ogni tanto di allentare la tensione e di sganciare le mani dai braccioli della poltrona). I contenuti poi non si limitano all’intreccio; sullo sfondo si leggono i diversi aspetti e modi di interpretare quella che può essere definita la guerra fra le civiltà del nuovo millennio: dall’occidentale a favore dell’intervento militare, all’ideologia pacifista, dagli attentati terroristici fino al ruolo delle multinazionali.

Questo è quindi un film che vale sicuramente il prezzo del noleggio e permette di passare un’ora e mezza di tensione - come si richiede ad un buon thriller - ma lascia anche la possibilità di riflettere su temi importanti e, purtroppo, sempre attuali da quell’11 settembre 2001.
Insomma assolutamente consigliato.

zar

Il lato oscuro - The dark side

Immagine di The dark sideVedere insieme sulla copertina i nomi di Jeffery W. Deaver, James Ellroy, Stephen King, Giancarlo De Cataldo e Carlo Lucarelli - insieme a tanti altri che però non conoscevo - mi ha fatto gola e così ho comprato e letto Il lato oscuro (anche se in realtà il titolo ufficiale credo che sia la versione inglese, cioè The dark side), curato da Roberto Santachiara e edito da Einaudi.

Il libro è una raccolta di diciannove racconti brevi accomunati non da un argomento specifico ma dall’atmosfera di mistero, paura e perfino orrore che avvolge i protagonisti a seguito di crimini e delitti dei quali sono responsabili o vittime.
Insomma il titolo parla chiaro e rende bene l’idea, no?

Gli stili con cui sono scritti tali racconti sono vari e le storie molto diverse fra loro ma li ho trovati tutti coinvolgenti e piacevoli da leggere. Qualcuno mi è piaciuto di più e qualcuno di meno, ma non riesco a trovarne uno che proprio non mi è andato a genio. Il fatto che i racconti fossero brevi ha inoltre reso decisamente più “snella” e rapida la lettura. È un po’ come “leggere” una puntata di un telefilm poliziesco di quelli che vanno di moda da un po’ di tempo a questa parte.

Insomma, soldi ben spesi (indipendentemente dal fatto che avessi il 30% di sconto sull’acquisto).

zar

Fantasy Athletics 2008

Come per i mondiali di Osaka dello scorso anno, anche quest’anno mi sono iscritta al gioco online sul sito della Iaaf, Fantasy Athletics 2008, che riguarda i meeting Iaaf della Golden League e non solo.

Le regole del gioco sono abbastanza semplici e non serve troppo tempo per formare la propria squadra: si scelgono quattro capitani (che rimangono gli stessi fino alla fine del gioco) e cinque atleti (ogni volta diversi) per ogni meeting. I punteggi sono dati in base al piazzamento degli atleti della propria squadra. C’è una classifica globale e una per ognuno dei meeting.

La mia regola generale (visto anche che punto a partecipare e fare un punteggio decente, ma niente di più) è di scegliere atleti che “so chi sono”, ma in questo gioco forse farò qualche eccezione perché dovendone scegliere cinque diversi ogni volta, diventano molti e io non ne conosco proprio tanti di atleti, soprattutto quelli delle corse lunghe e con nomi “strani”. ;-)

I miei quattro capitani però sono proprio famosi e credo che un po’ tutti li conoscano: Isinbaeva, Vlasic, Wariner, Saladino. Per ora non sono andati tutti benissimo ma spero che si rifaranno prossimamente! La Isinbaeva non ha ancora gareggiato e sono proprio curiosa di vedere cosa combinerà quest’anno, visto che sembra aver trovato una degna avversaria nell’americana Stuczynski (che quest’anno ha già saltato 4,90m).

Per me partecipare a questo gioco è soprattutto un modo per seguire con più attenzione i meeting principali dell’anno. Di solito infatti sono abbastanza pigra e distratta.

Il primo meeting per gli atleti della mia squadra non è stato proprio fortunato, ma il fatto più “simpatico” è successo nel giavellotto: Andreas Thorkildsen è arrivato secondo dietro all’amico Tero Pitkamaki di un solo centimetro, che su più di ottanta metri è proprio poco. Il secondo e il terzo meeting non male, anche se nel terzo un atleta che avevo scelto non ha proprio gareggiato.

Vedremo cosa combineranno nei prossimi meeting!

agb

Hostel

Hostel, film horror del 2006 scritto e diretto da Eli Roth e prodotto da Quentin Tarantino, è uno di quei film che dividono il pubblico: c’è chi li ama e corre in sala a vedere sangue, violenza e sadismo scorrere sullo schermo senza fare una piega e chi invece non ne sopporta nemmeno le locandine. Voi a quale categoria appartenete?

Io non faccio parte di quelli che accorrono a vedere questo genere di film al cinema, ma quando ne sento parlare molto - e le polemiche per questo film non sono certo mancate - mi incuriosisco, e così mi sono visto Hostel comodamente seduto sul divano di casa.

La storia racconta di tre ragazzi (due americani ed un islandese) che decidono di viaggiare per l’Europa da un ostello all’altro con lo zaino in spalla alla ricerca di avventure - cioè sostanzialmente sesso e droga. Su consiglio di un loro coetaneo finiscono in Slovacchia in un ostello particolarmente libertino, dove trovano sicuramente quello che cercano ma, purtroppo per loro, trovano anche molto altro. Il trailer - come spesso accade per invogliare il pubblico - recita che le vicende raccontate sono tratte da una storia vera; in realtà sembra che il regista si sia ispirato ad un sito web che sosteneva la possibilità di torturare e uccidere una persona in Thailandia pagando 10.000 dollari. Vero o no è una cosa a dir poco inquietante.

Per quanto mi riguarda devo dire che, nonostante il genere splatter non sia uno dei miei preferiti e da qualche anno a questa parte la violenza gratuita che si vede in alcuni film mi dia più fastidio di un tempo, il film ha anche qualche spunto interessante su cui riflettere. Forse lo penso solamente per giustificare il fatto che l’ho visto, ma oltre alla violenza c’è anche il turismo sessuale e l’assunzione delle droghe da parte dei giovani, che visitano l’Europa non per le splendide città ed i musei ma per assaporare altre bellezze; c’è la descrizione della povertà e del degrado di alcuni paesi dell’Est (forse però accentuati in maniera eccessiva). E infine ci sono soldi, che fanno perdere il contatto con la realtà ed il valore della vita. Tutte tematiche importanti sulle quali si possono fare delle considerazioni a film concluso.

Insomma, volendo trovare a tutti i costi dei contenuti in questo Hostel qualcosa si trova, ma rimane comunque un film assolutamente sconsigliato ai deboli di stomaco e a chi deve andare in Erasmus. Ah, c’è anche il seguito. Probabilmente non se ne sentiva il bisogno, ma magari lo guarderò.

zar

I pilastri della terra

L’intervista fatta da Fabio Fazio a Ken Follett all’interno del programma Che tempo che fa del 24 novembre 2007 (potete vedere il video cliccando qui), in cui lo scrittore presentava la sua ultima fatica, Mondo senza fine, oltre ad avermi fatto finalmente vedere che faccia ha uno degli autori contemporanei di romanzi tra i più famosi, mi ha divertito ed incuriosito. Così, nonostante le dimensioni da mattone - 1030 pagine nella versione economica - ho deciso di leggere I pilastri della terra, di cui Mondo senza fine è il seguito.

Splendido.
Credo che questa sia l’unica definizione che posso dare del romanzo, che di mattone ha solo le dimensioni.

Immagine di I pilastri della TerraLa storia, ambientata in Inghilterra nel Medioevo, narra la trasformazione del piccolo villaggio di Kingsbridge in una grande città prosperosa, trasformazione che ruota attorno alla costruzione di una maestosa cattedrale; le vicende sono legate da un intreccio che riesce a mescolare storie d’amore, duelli, carestie, intrighi e tradimenti, conflitti religiosi e guerre civili che avvengono lungo un periodo di quarant’anni.

I protagonisti sono indimenticabili con i loro pregi e difetti ed il loro carattere ciascuno con le proprie peculiarità: Tom il costruttore, il priore Philip, Aliena e suo fratello Richard, Ellen e suo figlio Jack, Alfred e Martha, il vescovo Waleran Bigod, William Hamleigh, sono diventati miei “compagni di viaggio” durante la lettura e per me è stato impossibile non essere coinvolto dalle loro avventure, magistralmente raccontate.

Durante l’intervista Ken Follett ha dichiarato che gli autori odiano l’indifferenza: a mio avviso con I pilastri della terra non correrà mai questo pericolo: o piace e si viene coinvolti dal racconto in modo molto forte oppure lo si ritiene noioso ed inevitabilmente troppo lungo. Impossibile comunque che non susciti qualche emozione.

Io faccio parte di quelli che hanno apprezzato tanto la storia quanto lo stile della narrazione - e leggendo i commenti qua e là devo dire che non sono l’unico. Quindi prima o poi leggerò anche Mondo senza fine, che a quanto ho capito racconta le vicende dei discendenti dei protagonisti (è ambientato circa 2 secoli dopo)…
Spero che non rimarrò deluso dato che solitamente i cosiddetti sequel non sono all’altezza dei predecessori!

zar

Incubus

Ho scoperto questo gruppo musicale qualche anno fa grazie ad un mio amico che mi ha chiesto di “procurargli” il cd di questi fantomatici Incubus che prima di allora non avevo mai sentito nominare. Il nome mi aveva tratto in inganno e non pensavo che mi sarebbe piaciuta la loro musica ed invece mi sono dovuto ricredere. Del resto il nome fu scelto in maniera casuale sfogliando un dizionario quando i componenti del gruppo erano ancora dei liceali e scelsero proprio Incubus semplicemente perché all’interno della definizione è presente la parola “sex”.

Dopo la classica gavetta - sembra che il primo demo l’abbiano inciso grazie a 100 dollari trovati per terra dal chitarrista - nel 1995 è uscito il loro primo album intitolato Fungus Amongus mentre il successo è arrivato un paio di anni dopo, all’uscita di S.C.I.E.N.C.E.; il loro ultimo album Light Grenades è del 2006.

Non me ne intendo di musica e quindi non sono in grado di definire con precisione il loro genere, anche perché in realtà si tratta di un amalgama di stili che variano dal nu metal all’hip hop con molto utilizzo dell’elettronica ma anche di strumenti etnici come ad esempio il didgeridoo. Probabilmente la definizione esatta è quella di crossover (forma di heavy metal contaminato con altri stili musicali, nella fattispecie hip hop, punk rock, funk ed alternative rock) ma secondo me è pressoché impossibile pensare di categorizzare con precisione la musica dato che ci sono troppe categorie con variazioni spesso minime.

Per quanto riguarda i testi vale un po’ lo stesso discorso: nel corso degli anni infatti i temi trattati sono stati molteplici. A detta dello stesso cantante Brandon Boyd le migliori idee gli sono venute dall’utilizzo di marijuana e funghi allucinogeni in quanto questo tipo di sostanze lo hanno sempre aiutano ad aprire le sue “dighe poetiche”…

Per capire più o meno cosa suonano questi Incubus guardate - ma soprattutto ascoltate - questo video del brano Make Yourself, uno dei miei preferiti:

Per saperne un po’ di più potete visitare il loro sito ufficiale enjoyincubus.com, il sito italiano da cui ho tratto le informazioni per questo post incubusitalia.it e il loro blog su myspace myspace.com/incubus.

zar

Moonlight Shadow

Copertina del singolo Moonlight Shadow di Mike Oldfield Ve la ricordate Moonlight Shadow? Io non mi ricordo quando l’ho sentita la prima volta, ma so che mi è sempre piaciuta. E negli anni prima o poi l’ho sempre riascoltata.

L’autore della canzone è Mike Oldfield e la prima versione è stata cantata da Maggie Reilly. Ha raggiunto il primo posto delle classifiche anche in Italia e ne sono state fatte innumerevoli cover. Anche per questo forse l’ho scoperta e riscoperta.

Era stato pensato che il testo si riferisse all’omicidio di John Lennon, ma in un’intervista del 1995 Mike Oldfield ha risposto che non era nelle sue intenzioni, ma che probabilmente è stato anche influenzato da questo avvenimento.

Ora leggo su Wikipedia che è stata parte della colonna sonora del film Vacanze di Natale del 1983…

Sempre grazie a YouTube, segue il video.

agb

Disturbia

Ho letto molte recensioni e critiche positive su questo thriller del 2007 di D.J. Caruso e così ho deciso di guardarlo. Qualcuno parlava di omaggio, se non addirittura di remake, del film di Alfred Hitchcock La finestra sul cortile, a detta di tutti un vero capolavoro del cinema (io devo ammettere che ne conosco la storia ma non l’ho mai visto). Altri dicevano che questo film possiede tutti gli elementi basilari di un thriller perfettamente riuscito.
Insomma, come lasciarselo sfuggire?

La locandina del film DisturbiaLa storia è quella di un ragazzo (interpretato da Shia LaBoeuf - lo stesso di Transformer e che vedremo anche nel nuovo capitolo di Indiana Jones) costretto a vivere agli arresti domiciliari per aver aggredito un suo insegnante dopo che questo l’aveva provocato con una frase che faceva riferimento alla morte del padre del quale il ragazzo si sente responsabile. Per passare il tempo, oltre a giocare con la PlayStation, guardare la tv e navigare su Internet, osserva con un binocolo dalle finestre di casa sua la vita dei vicini del quartiere e scopre che uno di loro sembra nascondere un inquietante segreto.
Sarà lui l’assassino delle giovani donne di cui la tv continua a parlare?

Sì è lui, chi altro?

E non arrabbiatevi se ve l’ho detto senza preavviso, il film è banale e il finale è scontatissimo, oltre ad avere un sacco di situazioni improbabili al limite del paradosso (un ragazzo sta nascosto all’interno di un armadio a casa di un altro e nessuno si allarma per la sparizione e tanto meno se ne accorge); più che un thriller sembra una commedia che racconta la vita dei teen-ager (non mancano infatti i rapporti burrascosi con i genitori, i videogiochi di ultima generazione e l’innamoramento), recitata da teen-ager e adatta ad un pubblico che se ha la patente l’ha presa da poco.

Insomma, sconsigliato. Hitchcock, per quel poco che ne so, è tutta un’altra cosa.

zar

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