Archivio per la categoria 'Nel tempo libero'

I 500 film più belli di sempre

Colto da un’improvvisa voglia di cinema (anche se i prezzi sempre più alti e l’interminabile e inspiegabile pubblicità che bisogna sorbirsi prima della proiezione del film rimangono degli ottimi deterrenti), ho cercato grazie al fido gugol un po’ di informazioni sulle classifiche dei migliori film di sempre e ne ho trovate un’infinità.

Quella che più mi ha colpito è quella stilata dalla prestigiosa rivista Empire: grazie alla collaborazione di diecimila lettori, 50 critici cinematografici e anche qualche regista hollywoodiano è stato possibile stilare la classifica dei migliori 500 film di sempre.

Queste sono le prime dieci posizioni:

  1. Il padrino (1972) di Francis Ford Coppola
  2. I predatori dell’arca perduta (1981) di Steven Spielberg
  3. Star Wars Episode V: L’impero colpisce ancora (1980) di Irvin Kershner
  4. Le ali della libertà (1994) di Frank Darabont
  5. Lo squalo (1975) di Steven Spielberg
  6. Quei bravi ragazzi (1990) di Martin Scorsese
  7. Apocalypse Now (1979) di Francis Ford Coppola
  8. Cantando sotto la pioggia (1952) di Stanley Donen e Gene Kelly
  9. Pulp Fiction (1994) di Quentin Tarantino
  10. Fight Club (1999) di David Fincher

Dei primi dieci ne ho visti sette, non male come media. Voi?

Io ora vado a vedere in che posizione si sono classificati (se si sono classificati) altri film che annovero nella lista dei miei preferiti come: Memento, Le Iene, Il sesto senso, Rambo, Full Metal Jacket, Vanilla Sky…

zar

E se John Rambo…

Rambo (uscito negli States nel 1982 – grande anno quello – con il titolo First Blood) è uno dei miei film preferiti. Ogni volta che Italia 1 o Rete 4 lo ripropongono, e succede molto spesso, me lo gusto volentieri, nonostante ormai conosca la storia (e quasi quasi anche i dialoghi) a memoria.

Io non sono qui per salvare Rambo da voi.
Io sono qui per salvare voi da lui.

Murdock… Sono io che vengo a prenderti!

Chi credi mai che sia quell’uomo? Dio!?
No, Dio potrebbe aver pietà. Lui no!

Queste sono le mie citazioni preferite, tratte rispettivamente dal primo, dal secondo e dal terzo capitolo della saga. Il quarto episodio, decisamente al di sotto del livello dei precedenti, non mi ha lasciato una frase impressa nella memoria, però mi ha fatto scoprire una cosa interessante. In una scena in cui il protagonista è vittima di un incubo, si rivedono dei flashback della vita di Rambo, immagini tratte dai film precedenti. L’ultima immagine mi ha stupito: si vede Rambo colpito da un proiettile sparato dal Colonnello Trautman. Una scena mai esistita!

Grazie a gugol ho scoperto che in realtà quella scena è il finale alternativo – tratto dal libro, quindi in realtà sarebbe il finale vero – del primo film. Vedere per credere:

La morte di John Rambo sarebbe stato un finale decisamente più definitivo, e forse anche più plausibile. E soprattutto avrebbe bloccato tutti i seguiti; sarebbe stato meglio secondo voi?

E della scelta di far rivivere in sogno al reduce del Vietnam degli episodi mai esistiti che ne dite? A me questa scelta è piaciuta. A meno che non sia stato uno dei famosi blooper cinematografici!

zar

Pordenonelegge, decima edizione

Da oggi fino a domenica (cioè dal 16 al 20 settembre 2009) si svolgerà a Pordenone la decima edizione di pordenonelegge, festa del libro con gli autori.

Come ogni anno gli eventi e gli incontri sono molti e molto diversi tra loro. Al solito, infatti, la manifestazione riesce ad unire temi leggeri e chiacchierati ad argomenti più seri. Il programma della manifestazione è facilmente reperibile sul sito ufficiale. Quest’anno speriamo di riuscire a partecipare a qualche incontro, visto che c’è un’ampia scelta di ospiti interessanti da seguire come, giusto per citarne alcuni: Beppe Severgnini, Elio, Daria Bignardi, Giorgio Faletti, Natalino Balasso, Carlo Sgorlon, Mauro Corona e Flavio Oreglio. Inoltre siamo molto curiosi di scoprire com’è Male sit tibi, ossia il fotoromanzo giallo ambientato proprio a Pordenone.

Quando penso a pordenonelegge, però, non posso fare a meno di pormi una domanda: ma Pordenone legge davvero? I pordenonesi che partecipano alla manifestazione sono lettori abituali o lo diventano solamente durante questa settimana di settembre? Io penso che – in generale – se i libri costassero meno la gente leggerebbe di più.

zar

Miglior punteggio

Miglior punteggio è il nome del nuovo tema di Gmail che uso e che mi piace tantissimo. Così la mia email ha un aspetto da videogioco ed è più simpatica. Inoltre ho scoperto che cambia in base all’orario: di giorno il cielo è azzurro e di notte ci sono la luna e le stelle.
Voi che tema di Gmail usate?

agb

Blog sì o no?

Da qualche tempo né io né zar scriviamo sul blog, ma mi dispiacerebbe chiuderlo. Ho visto più di qualcuno dei blog che seguivo morire così, senza dire niente, e mi è dispiaciuto. Mi sono anche abituata all’idea di avere un blog e chiudendolo dovrei abituarmi all’idea di non avere più un blog; OK, potrei sopportarlo, ma forse ho ancora voglia di scrivere un po’. Forse per avere un blog bisogna solo avere voglia di scrivere qualcosa senza sapere se sarà letta da qualcuno, ma sperando di sì. Vedremo!

agb

Revisited Rock: ha senso?

Da un po’ di tempo per radio sento spesso la pubblicità di Revisited Rock, cioè un cd con canzoni rock famose cantate da artisti più recenti di quelli che le cantavano originariamente. Il sito dice:

Quindici tracce dedicate ad alcune delle più belle cover incise negli ultimi anni. Brani, alcuni famosissimi altri meno, reinterpretati a seconda dello stile dell’artista che ha scelto di rivisitare il pezzo.

Molte sono canzoni che mi piacciono, ma sentendo i pezzi che mandano nella pubblicità mi sembrano strane cantate da altri. Per esempio Another Brick In The Wall dei Pink Floyd reinventata (parole del sito) dai Korn aveva proprio bisogno di essere reinventata? Mi chiedo che senso abbia una operazione di questo genere. Ovviamente è fatta per vendere ;-) ma allora la mia domanda è: venderanno davvero molte copie di questo cd?

Io preferisco gli originali, senza dubbio.

agb

Giornata Mondiale del Libro 2009

Il 23 aprile del 1616 sono venuti a mancare gli scrittori Cervantes, Shakespeare e Garcilaso de la Vega. Ma il 23 aprile è anche il giorno in cui sono nati o morti altri autori importanti come Maurice Druon, K. Laxness, Vladimir Nabokov, Josep Pla e Manuel Mejía Vallejo. Per questo motivo all’UNESCO è parsa naturale la scelta di questo giorno per la celebrazione della Giornata Mondiale del Libro (e del diritto d’autore), un tributo a questo strumento di svago e comunicazione – e non solo – con lo scopo di incoraggiare soprattutto i giovani alla scoperta del piacere della lettura.

Insomma oggi è la Giornata Mondiale del libro: ma voi lo sapevate?

Per quel che mi risulta alla notizia non viene dato il risalto che meriterebbe e sui quotidiani nazionali – o almeno su quelli online cui dedico una decina di minuti – non se ne parla. È indubbio il fatto che le notizie davvero importanti siano altre, ma si poteva almeno dedicare al libro lo stesso spazio che si dedica alle foto osè pubblicate su feisbuc da un politico canadese, all’infortunio di Fiorello o al fatto che il lago con il nome più difficile da pronunciare si trova negli USA. E sticazzi no?
Il bello è che poi ci si lamenta del fatto che in Italia si legge troppo poco o che i giovani (e non solo loro) non sappiano parlare e scrivere in italiano. Nonostante la scarsità di informazioni le iniziative nate per festeggiare questa giornata non mancano e le potete trovare elencate qui.

Per scoprire i nostri gusti in fatto di letteratura potete dare un’occhiata alle nostre librerie su aNobii (trovate i collegamenti diretti qui nella barra laterale a sinistra); se avete anche voi la libreria virtuale fatecelo sapere, così verremo sicuramente a dare un’occhiata. Concludo suggerendovi il bookcrossing, ma solo se siete molto meno gelosi dei vostri libri di quanto non lo sia io dei miei. Però ci sto pensando, ed è già un gran passo avanti.

Buona lettura!

zar

Tap Tap dipendenti

Lo ammettiamo: da qualche settimana abbiamo iniziato a drogarci.

Assumiamo dosi giornaliere di Tap Tap Revenge 2, giochino gratuito per iPhone/iPod Touch. E non riusciamo a smettere di tappare a tempo di musica cercando di colpire al momento giusto le palline colorate che scendono lungo tre linee verticali.

La giocabilità è ottima ed il coinvolgimento completo. Le sfide a due giocatori, quelle online con gli altri drogati e la possibilità di inserire i propri punteggi migliori all’interno delle classifiche globali rendono la dipendenza totale. E come se non bastasse c’è anche dell’ottima musica di artisti come i Prodigy, i Kaiser Chiefs, i Daft Punk, i Nine Inch Nails, oltre a dei perfetti sconosciuti che non sono per niente male…

Se possedete anche voi l’iPod Touch o l’iPhone scaricate il gioco e provatelo. Poi fateci sapere ma noi vi abbiamo avvisati: sarà difficile smettere!

zar e agb

Wired.it

Attratto dalle sirene della pubblicità, dal clamore suscitato in rete e dall’aver sempre sentito definire il magazine Wired come una delle migliori riviste al mondo – addirittura come la Bibbia della tecnologia e dell’innovazione fondata nel 1993 a San Francisco da un italiano – un paio di settimane fa ho deciso di comprare il primo numero della versione italiana.

La prima impressione è stata subito positiva, la grafica è ben curata, ovviamente moderna ed in pieno stile 2.0; i nomi dei collaboratori poi mi hanno subito interessato: si va dallo scrittore Paolo Giordano al presidente di Altroconsumo Paolo Martinello, passando per il (mio) ex magnifico rettore dell’uniud Furio Honsell. Inoltre continuo a preferire la comodità ed anche il piacere di poter sfogliare una rivista in formato cartaceo piuttosto che leggere lunghi articoli sullo schermo del computer.

Purtroppo però, a lettura pressoché completata, devo ammettere che il giudizio non è più così positivo: gli articoli sono troppi e poco approfonditi; a mio avviso sarebbe stato meglio mettere meno cose ma scritte bene così com’è stato fatto per l’intervista a Rita Levi Montalcini, per l’articolo su Echelon, per quello sul progetto Better Place di auto elettrica o ancora per quello sul gruppo di Facebook contro il regime di Mubarak in Egitto. Invece l’impressione che ho avuto è stata quella di avere tra le mani Focus – cioè una rivista con una serie di spunti anche molto interessanti ma assolutamente non completi che necessitano di un’eventuale ricerca di informazioni.
Altro tasto dolente è lo spazio dedicato alla pubblicità: su 240 pagine totali della rivista, 80 sono occupate da informazioni pubblicitarie! Mi sembrano un po’ troppe, mediamente c’è una pagina di pubblicità ogni due pagine di contenuti; non conosco i rapporti contenuti/pubblicità di altre riviste, ma questo mi sembra davvero eccessivo.

Detto questo quindi non sono ancora sicuro di dare la famosa seconda chance comprando il numero 2 (il magazine è mensile); devo ammettere che sono però molto attratto dalle offerte degli abbonamenti: se si sceglie di abbonarsi per un anno ogni copia verrebbe a costare 1 euro e 40 mentre se si sceglie di abbonarsi per due anni ogni copia verrebbe a costare solamente 80 centesimi (invece che 4 euro).
E in una rivista che costa 80 centesimi possono anche mettere un terzo di pagine pubblicitarie e solo 3 o 4 articoli davvero interessanti che non mi darebbe poi così fastidio!

zar

Re in fuga – La leggenda di Bobby Fischer

Immagine tratta da deviantartNon sono un appassionato di scacchi, anzi a dirla tutta direi che quando si tratta di scacchi non posso fare altro che definirmi ignorante. Le uniche conoscenze che ho in materia derivano dalla mia istruzione informatica: far muovere correttamente i vari pezzi sulla scacchiera (il cavallo si muove ad L, la torre in orizzontale e verticale, l’alfiere in diagonale, ecc…) è ad esempio un ottimo esercizio di programmazione con vincoli, ma il gioco della settimana enigmistica (il bianco muove e fa scacco matto in n mosse) fingo proprio di non vederlo.
Un’altra cosa che so – e che mi ha lasciato stupito la prima volta che l’ho scoperto – è il fatto che gli scacchi sono una disciplina sportiva associata al CONI. Ripeto: disciplina sportiva, quindi sport. C’è di che stupirsi insomma!

Immagine di Re in fugaData la mia ignoranza non conoscevo quindi la parabola di Robert James Fischer, primo (unico?) campione del mondo di scacchi americano, diventato un’eroe negli States dopo la vittoria nel ’72 in Islanda contro il russo Spassky – vittoria che ha di fatto interrotto un’egemonia sovietica che durava da sempre.
Figlio di una donna spiata dall’FBI, Bobby Fischer è stato il classico genio maledetto (è mancato da poco più di un anno), prima osannato in patria come eroe della guerra fredda e poi ricercato come un traditore per le sue esternazioni contro l’America dopo l’attacco dell’11 settembre, le sue idee antisemite, il rifiuto di giocare nuovamente per il titolo – perso quindi a tavolino.
Al suo nome è anche legata la leggenda metropolitana che racconta di fortissimi giocatori di scacchi battuti in tornei giocati on-line da uno sconosciuto che non poteva esser altro che lui.

L’hanno definito in tanti modi – inaffidabile, istrione, buffonesco, geniale, offensivo, paranoico, cattivo, infantile – ma in verità è stato soprattutto un maestro della rinuncia o un asceta improbabile. Strano paradosso. Ti blindi dentro un’ossessione per evitare gli altri e aggirare la Storia e ti ritrovi proprio al centro della scena, sotto gli occhi di tutti.

La storia di questo personaggio controverso è raccontata in modo molto appassionante nel libro Re in fuga – la leggenda di Bobby Fischer di Vittorio Giacopini. Nonostante gli scacchi non siano il mio forte ho trovato il racconto interessante e coinvolgente e a lettura terminata mi è rimasta la voglia di saperne qualcosina in più. Non posso fare altro, quindi, che consigliarlo a tutti!

Col suo stile preciso e tagliente, l’autore ci mette davanti a uno specchio dove il mondo chiuso e autoreferenziale degli scacchi e quello paranoico, lucidissimo, di Bobby diventano il nostro. Ne viene fuori una storia appassionata, esauriente eppure sempre capace, quando occorre, di fare un passo indietro. Per pudore, per rispetto.

A voi la prossima mossa!

zar



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