Archivio per la categoria 'Nel tempo libero'



“Leggere”

Immagine di Leggere
Sto leggendo un libro di Corrado Augias intitolato Leggere (perché i libri ci rendono milgiori, più allegri e più liberi). Sono circa a metà di questo testo breve e molto scorrevole. Mi piace molto, anche perché in poche parole è un inno alla lettura.

Attraverso il racconto autobiografico del proprio avvicinamento alla lettura e della propria esperienza in questa interessante attività, Augias ci dice perché si legge, come mai sia così bello leggere e in che modo leggere possa aiutarci in diverse direzioni e situazioni.

Sono citati molti libri e molte frasi. Io ieri sono stata colpita da un sua frase contenuta in Leggere che riporto qui:

La persecuzione contro i libri è propria di tutti i regimi dispotici, e basterebbe questo per farci amare la lettura.

agb

Reel Faces e real faces

Spesso nei trailer dei film si sente pronunciare la frase: tratto da una storia vera.
La maggior parte delle volte questo è solamente un’espediente che serve ad invogliare il pubblico alla visione del film – solitamente thriller/horror perché se la violenza è vera allora tira di più – ma non sempre è così; su due piedi mi vengono in mente W. (trasmesso in tv la scorsa settimana), Monster, Remember the Titans, Titanic e A beautiful mind ma ovviamente la lista è molto più lunga. Ed in questi casi non posso fare a meno di chiedermi quanto c’è di vero nella storia raccontata sullo schermo (di solito poco) e soprattutto quanto gli attori assomigliano alle persone vere di cui si trovano a recitare la vita.

Se nel caso di W. la risposta a questa domanda è facile, negli altri ci può venire incontro il sito Reel Faces (reel significa bobina ed il gioco di parole con real – vere, reali – è la classica ciliegina sulla torta). Navigando un po’ tra le pagine di questo sito si può così ad esempio scoprire che Charlize Theron in Monster era davvero molto somigliante alla serial killer Aileen Wuornos mentre Herman Boone, allenatore della squadra di footbal americano del college T.C. Williams di Alexandria in Virginia avrebbe tanto voluto assomigliare a Denzel Washington, che lo ha interpretato in Remember the Titans.

Ho volutamente evitato di commentare le associazioni tra attori e persone reali per quanto riguarda film come La passione di Cristo e 300 perché in questi casi – seppure per motivi diversi – la ricerca di eventuali analogie per quel che mi riguarda lascia il tempo che trova.

In generale devo dire che le somiglianze comunque sono notevoli. Evidentemente gli attori non vengono poi proprio scelti a casaccio e truccatori e costumisti hollywoodiani sanno fare il loro mestiere.
Che ne dite?

zar

W.

Ieri sera è andato in onda su La7 il film W. di Oliver Stone, film con una curiosa strategia di distribuzione dovuta probabilmente al fatto che la storia che viene raccontata è quella del quarantatreesimo presidente degli Stati Uniti d’America, cioè quella di George Walker Bush, e che il racconto è tutto fuorché un omaggio per l’uomo che in queste ora sta lasciando la Casa Bianca e che è stato per otto anni uno degli uomini più potenti del mondo.

Quanti di voi l’hanno visto?
Scorrendo rapidamente i risultati dell’auditel ho scoperto che circa 1.800.000 persone erano sintonizzate su La7 e questo risultato non sarebbe malvagio se solo non ci fossero state 2.800.000 persone sintonizzate su X-Factor e ben 5.700.000 persone che apprendevano la clamorosa notizia che alla tettona del Grande Fratello potrebbero scoppiare gli airbag (il che le farebbe solamente bene, ma questo è un altro discorso).

Ma torniamo a W.
Per quel che mi riguarda (non mi ero informato molto a dire il vero e ho letto solo oggi questa intervista al regista) mi aspettavo un ritratto con pochi sconti, qualcosa sullo stile di Fahrenheit 9/11 di Michael Moore per intenderci. Purtroppo il film è tutt’altro: dall’inizio alla fine c’è un tentativo di umanizzazione della figura del presidente Bush, basato sull’ironia e su un riassunto decisamente troppo semplicistico di alcune tra le situazioni più complicate della recente storia mondiale.
Non credo che l’intento del regista fosse quello di trovare una giustificazione per gli errori commessi da Bush – una delle scene migliori è proprio quella in cui si vede il presidente in conferenza stampa ammettere di aver fatto degli errori ma non riuscire a citarne nemmeno uno; però la contestazione non è abbastanza forte, graffiante, anzi. Non basta far notare le difficoltà ad esprimersi correttamente o i problemi di gioventù.
Un personaggio come il (ormai ex) presidente, in otto anni di mandato, ha segnato in modo decisivo la storia dei prossimi anni e non c’è Obama che tenga; voglio dire, il cambiamento è già iniziato e sicuramente continuerà, magari Obama farà il possibile e anche l’impossibile.
Ma per i miracoli non so come sia organizzato.

zar

The Darwin Awards

L’anno scorso, quando vidi il film The Darwin Awards, mi ripromisi che all’uscita della classifica dei premiati del 2008 avrei fatto un post a riguardo.
E così eccomi qui.

Inizio col dire che sono venuto a conoscenza dell’esistenza di questi premi molto tempo fa tramite un’email che ritenevo essere una serie di racconti in effetti divertenti e assurdi ma inventati – insomma le classiche leggende metropolitane. Invece questi Darwin Awards esistono davvero e sono i riconoscimenti assegnati a coloro i quali perdono la vita in modo assolutamente stupido, migliorando così il patrimonio genetico umano. La cosa può risultare cinica ma, ammettetelo, davvero ironica ed è in effetti in pieno stile darwiniano: se una persona si toglie la vita o comunque si rende impossibilitato a riprodursi e lo fa in modo davvero stupido, questo non può che essere un bene per la razza umana. Per comprendere le regole del “concorso” ci viene in aiuto wikipedia con la pagina dedicata.

Stando a questo articolo di Repubblica, il vincitore del primo premio del 2008 è il prete brasiliano che per pubblicizzare un’iniziativa benefica prese il volo grazie a un migliaio di palloncini e non scese più – o, meglio, fu ritrovato morto nell’oceano qualche mese dopo. Questa storia, a mio avviso, non è però abbastanza ridicola e non le avrei assegnato il primo posto in classifica: volete mettere ad esempio il cineoperatore che si è lanciato per riprendere dei paracadutisti dimenticandosi di indossare a sua volta il paracadute?

Ovviamente per ridere di queste cose ci vuole ironia ma non credo sia di cattivo gusto; sono casi paradossali e si ha la sensazione che i protagonisti siano proprio andati a cercarsela, come si suol dire. Comunque di morti stupide se ne sente parlare ogni giorno, basta sintonizzarsi su un qualsiasi TG per sentire di gente che perde la vita guidando ubriaca e/o drogata, ad esempio. E questo non fa ridere, anche perché troppo spesso ne fanno le conseguenze anche altri.

Tornando per un attimo al film devo dire sinceramente che non me lo ricordo molto bene; a grandi linee le vicende riguardano un ex poliziotto che decide di accordarsi con un’agenzia di assicurazioni per fare in modo di provare che i comportamenti definiti “casi Darwin” possono essere previsti. In questo modo potrebbe far risparmiare parecchi soldi alle assicurazioni ma anche salvare numerose vite.
Insomma è una storia di un’ora e mezza che lascia il tempo che trova ma se avete voglia di farvi qualche risata – magari un po’ amara – andate pure a noleggiarlo.

zar

Guida galattica per gli autostoppisti

La fantascienza non è il mio forte e proprio per questo motivo sulla mia libreria i libri di questo genere scarseggiano. Certo, ci sono le eccezioni, come ad esempio Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, 1984 di George Orwell e la (probabilmente meno impegnata ma altrettanto popolare) trilogia di Guerre Stellari.
C’è anche Blade Runner di Philip K. Dick (ovvero Do Androids dream of electric sheep? – ma il film è diventato così famoso che, almeno nell’edizione che ho qui, il libro ne ha preso il titolo) ma questo romanzo di culto per gli appassionati del genere non l’ho ancora letto. L’ho affrontato già un paio di volte, ma dopo una decina di pagine ho desistito. Non mi piace proprio e non riesco a proseguire nella lettura.

Ma veniamo al libro che dà il titolo a questo post. La Guida galattica per gli autostoppisti, altro romanzo di cui avevo sentito commenti entusiastici da parte di lettori fantascientifici, mi ha fatto praticamente lo stesso effetto, ma mi sono sforzato e ho terminato la lettura.
E a lettura terminata ho avuto e ho tutt’ora la sensazione di aver letto un libro brutto e pressoché inutile, nel senso che non mi ha lasciato nulla: non mi sono divertito, non mi ha fatto riflettere… Anzi, direi che mi ha fatto proprio schifo, ma non vorrei correre il rischio di perdere troppi lettori con commenti di così basso livello!

Insomma non capisco come possa essere definito addirittura geniale, esilarante ed indimenticabile da qualche utente di aNobii. Forse indimenticabile lo posso capire, ma l’accezione cui sto pensando io non credo sia la stessa.
Comunque, come si dice, de gustibus nord sud ovest est no?

Qualcuno di voi l’ha letto e la pensa come me? O sono l’unico pazzo che non ha capito l’importanza di questo romanzo che fornisce addirittura la risposta alla domanda fondamentale della vita (ebbene sì, il libro dà questa risposta, che non riporto qui per non rovinarvi l’eventuale delusio… ehm sorpresa)? Quello che so per certo è che non leggerò gli altri quattro libri dello stesso autore componenti l’omonima trilogia in cinque parti.

zar

Madagascar 2

Sabato sera, dopo molti mesi di astinenza, siamo andati al cinema e abbiamo visto Madagascar 2. Non ci ricordavamo molto bene il primo capitolo ma per fortuna all’inizio hanno fatto un breve riassunto, non per noi, ma per poter inserire un pezzo di storia iniziale fondamentale per questo secondo film.

I personaggi sono sempre gli stessi: i pinguini sono i migliori, e i quattro protagonisti continuano ad essere i soliti newyorkesi che sanno cavarsela ovunque, grazie alla loro esperienza nella giungla cittadina. La storia è inevitabilmente molto poco probabile – del resto il cartone animato è destinato ad un pubblico di bambini – ma la lunghezza non eccessiva unita al fatto che entrando in sala eravamo consapevoli di cosa stavamo andando a vedere (già, non sempre è così ovvio) ha reso comunque piacevole la visione. Inoltre sono presenti alcuni dettagli – su tutti la presenza delle torri gemelle in una delle scene iniziali – destinati agli spettatori non più giovanissimi.

In questo video si vedono tutti i personaggi che ballano al ritmo della canzone I like to move it, cantata da Will.I.Am, il cantante dei Black Eyed Peas, che nella versione americana ha doppiato il nuovo personaggio Moto Moto.

Voi avete visto Madagascar 1 e Madagascar 2? Ed in tal caso cosa ne pensate, come al solito il sequel non è all’altezza del primo capitolo oppure vi è piaciuto così tanto che non vedete l’ora che esca anche il terzo?

Mi piace se ti muovi … e allora… muovi!

zar e agb

Il pensiero pubblico

Ormai molte persone usano costantemente internet. Come ha già detto qui zar, noi non abbiamo una vita su internet diversa da quella vera; però scriviamo su questo blog, su qualche forum e commentiamo i post di altri. Insomma esprimiamo esplicitamente le nostre idee su internet, quando ci sembra opportuno.

Però mi sembra che ci siano altri due tipi (opposti) di persone, rispetto all’uso di internet.
C’è chi è intimorito dal “pensiero pubblico” e, nonostante legga i blog e i forum, non partecipa attivamente e rimane “nascosto”. Inizialmente appartenevo anch’io a questo tipo di persone e continuo a pensare che in generale non sia male essere gelosi delle proprie idee.
Dall’altra parte c’è chi scrive molte cose personali su internet: esperienze private, pensieri intimi, ed eventi particolari che riguardano anche altre persone. In un paio di casi leggendo blog di questo genere ho avuto addirittura la sensazione di spiare l’autore del post.

Un fatto però mi sembra evidente: chi commenta sui blog per la maggior parte ha un blog.

E voi a quale “gruppo” appartenete? Sarà difficile capire chi dei nostri lettori appartiene alla categoria di quelli che preferiscono rimanere “nascosti”, visto che non risponderanno. ;-)

agb

Mah-jong e ma-tematica

Una tra le cose che Stefano Bartezzaghi ci ha raccontato durante lo spettacolo Pianoforte e poesie sulla storia del cruciverba, al quale abbiamo assistito ormai più di un mese fa, è il fatto che il cruciverba al momento della sua comparsa ha spodestato dal trono dei passatempi preferiti dagli americani il gioco orientale Mah-jong.

Una leggenda (cinese ovviamente) legata alla nascita di questo passatempo, vuole che una barca di pescatori venne colta da una violentissima burrasca che durò parecchi giorni. I marinai erano disperati e giunti allo stremo delle loro forze e i tentativi di tenere alto il loro morale, effettuati dal saggio e paziente capitano, si rivelavano vani. D’un tratto un passero magico comparve allo stesso capitano e gli suggerì le regole di un passatempo; l’uomo, seguendo le istruzioni, incise con vari simboli 108 pezzi di bambu e fece giocare il suo equipaggio che riusci quindi a distrarsi dalla sciagura: nacque così il Mah-jong. Ah, la mattina dopo la partita, la tempesta cessò ed i pescatori riempirono le loro reti.

Non conosco la diffusione di questo gioco in Italia, comunque esiste la Federazione Italiana di Mah-jong, con sede a Ravenna. Qualcuno di voi ci gioca regolarmente?
Quello che so è che le tessere non sono più 108, ma un altro numero avente le seguenti proprietà (e qui entra in gioco la matematica – con un bel quiz): è un numero quadrato, ognuna delle cifre di cui è composto è essa stessa un quadrato e tanto la somma, quanto il prodotto delle sue cifre, sono quadrati. Non vi basta? Beh, anche scrivendolo al contrario il numero che si ottiene è un quadrato…
Qual è questo numero?

Comunque, per vari motivi (che vanno dal fatto che non sono cinese a quello che non ho mai ben capito le regole del Mah-jong passando per il fatto che la Settimana Enigmistica si può fare anche in treno/autobus/bagno), tra i due giochi preferisco di gran lunga il cruciverba.

zar

Il tridente di Voltaire: Candido, Zadig e L’ingenuo

Qualche tempo fa non ho saputo resistere ad un’offerta della Coop e così mi sono portato a casa tre classici della letteratura ad un prezzo stracciato – a dirla tutta anche in un’edizione non particolarmente raffinata, ma questo è un dettaglio secondario – e cioè: Il Giocatore di Dostoevskij, Il Processo di Kafka (recensito in questo post) e il libro di cui scrivo qui, ovvero la raccolta di tre romanzi brevi di Voltaire che sono Candido ovvero l’ottimismo, Zadig e L’ingenuo.

Devo ammettere che ho lasciato per ultimo questo libro perché, avendo fatto studi prevalentemente scientifici, nonostante legga abbastanza (o sarebbe meglio dire parecchio, considerato quanto poco si legge mediamente in Italia) ho sviluppato nel tempo una sorta di avversione verso i classici e leggere sulla copertina il nome di Voltaire un po’ mi spaventava. Infatti tra uno e l’altro ho letto ad esempio: Il ladro di cadaveri di Robert L. Stevenson, Cecità di José Saramago e Stecchiti di Mary Roach (gli ultimi due recensiti rispettivamente qui e qui). Titoli e copertine che mi mettevano meno ansia insomma, e questo la dice lunga sul mio rapporto col classico.

Ironia a parte devo ammettere che per l’ennesima volta mi sono dovuto ricredere. I tre romanzi brevi sono infatti molto scorrevoli e divertenti nonostante si possano definire filosofici o comunque filosofeggianti. Nel Candido l’autore racconta le avventure di un giovane costretto suo malgrado a doversi arrendere all’evidenza di non vivere nel migliore dei mondi possibili come invece sosteneva il suo precettore. Zadig, protagonista dell’omonimo racconto, è un altro giovane le cui avventure sono un continuo susseguirsi di onori e persecuzioni in un circolo vizioso che sembra non avere mai fine (in questo racconto non sono pochi i riferimenti alla società politica e letteraria francese e quelli alle disavventure dello stesso Voltaire nascosti tra le righe dell’allegoria). La storia raccontata ne L’ingenuo è quella di un Urone – un nativo americano – catturato dagli inglesi che si trasferisce in Francia presso un abate, che si scopre essere suo zio, che cerca di renderlo civile; la sincerità e spontaneità del giovane in contrasto con l’incoerenza e l’immoralità della civiltà è il filo conduttore delle vicende, la cosa più divertente ma anche quella più significativa.

Insomma anche questo è uno di quei libri che si fanno leggere e lo consiglio a tutti quelli che magari vogliono colmare qualche lacuna per quanto riguarda la lettura dei classici. Spero che Voltaire apprezzi la definizione e non si rivolti nella tomba per l’accostamento al libro di Fabio Volo!

zar

Libri che si fanno leggere

Ho sempre letto molto, soprattutto in treno, ma negli ultimi due anni ho avuto un calo purtroppo. Però sto cercando di rimediare.

Così per ricominciare ho scelto un libro leggero ma carino: Un posto nel mondo di Fabio Volo. E poi mi sono fatta prestare un libro da zar, chiedendogli espressamente qualcosa che si facesse leggere. Zar mi ha prestato Buoni propositi per l’anno nuovo di Giorgio Fontana, e ha avuto ragione. L’ho letto in pochi giorni e senza fatica.

Entrambi questi libri del mio nuovo corso di lettrice non sono particolarmente profondi ma hanno spunti carini e sicuramente si lasciano leggere. Insomma in treno anche a fine giornata sono sopportabili e leggibili.

agb



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