Doping e dintorni

Il doping è purtroppo un problema che affligge tanti sport ed in particolar modo quelli in cui gli interessi economici legati alle prestazioni e alle vittorie sono elevati. Spesso ho l’impressione che tutti gli atleti di alto livello – a prescindere dallo sport praticato – facciano uso di qualche sostanza proibita; ovviamente c’è la presunzione di innocenza, per cui finché non viene dimostrato il contrario i risultati sono da considerare solamente frutto di grandi doti naturali e allenamento. Ma anche dell’aiuto di qualche sostanza che non è considerata dopante (integratori vari, creatina, proteine…).

Un campione squalificato per uso di sostanze illecite non è sicuramente una bella pubblicità per lo sport e ritengo che le sanzioni non sempre siano adeguate. Inoltre a mio parere la lotta contro il doping è una battaglia che si può considerare persa in partenza: ormai lo sport ad alto livello è vincolato da interessi economici e la mentalità non è più volta al raggiungimento del risultato sportivo bensì a quello monetario. Chi fa uso di sostanze illecite è spesso supportato da medici e magari anche dalla società. E volendo pensare proprio male si può anche arrivare a credere che i soldi gestiscono tutto il sistema dei controlli anti-doping che verrebbero quindi effettuati ad hoc per ottenere i risultati voluti. Scenario assurdo o triste realtà?

Una soluzione praticabile potrebbe essere quella di rendere legale il doping. In questo modo però verrebbero penalizzati gli atleti naturalmente dotati che magari non hanno intenzione di mettere a repentaglio la propria salute assumendo sostanze varie. La soluzione ottimale – ma assolutamente utopistica – è quella di cambiare la mentalità e far tornare lo sport solamente un divertimento e non un grande business. Voi che ne pensate?

Dopo tutti questi discorsi seri ecco un paio di curiosità di cui sono venuto a conoscenza ultimamente.

Un giocatore del campionato giapponese di calcio è stato squalificato per sei giornate (e la sua squadra multata e costretta a pagare circa 80.000 dollari) dopo essersi iniettato una dose di aglio. Non tanto per l’aglio in sé, che ho scoperto può prevenire raffreddori, tubercolosi, bronchite e varie malattie cutanee, ma per l’iniezione: sono infatti vietati tutti i trattamenti endovenosi!

L’altra curiosità riguarda il rugby: secondo un tabloid inglese la nazionale sudafricana è stata agevolata nella vittoria dell’ultimo mondiale dall’utilizzo di una maglietta ionizzata (composta di materiale contenente un campo elettromagnetico a carica negativa) in grado di aumentare il flusso sanguigno dei giocatori. Insomma una maglietta dopante.
Forse però agli inglesi è andata un po’ di traverso la sconfitta in finale infatti anche le magliette dell’Irlanda (fuori nella fase a gironi) e della Scozia (eliminata ai quarti), erano composte dello stesso materiale!

zar

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5 Responses to “Doping e dintorni”


  1. 1 enrico 21 gennaio, 2008 alle 17:45

    iniettarsi aglio? oddio magari non ha l’alito pesante

  2. 2 Laura 22 gennaio, 2008 alle 17:30

    è una triste realtà e secondo me le sanzioni sono troppo blande e non è giusto

  3. 3 ipernova 23 gennaio, 2008 alle 14:49

    Cacchio, ho un ideona!

    Un atleta è tenuto a dichiarare qualsiasi sostanza che si possa ritenere anche minimamente dopante (aglio e magliette incluse).

    Se si trova qualcosa che non ha dichiarato e su cui si ha il minimo sospetto, lo si considera doping e lo si mette in galera.

    O forse questa regola c’è già?

    Io conosco uno che quando deve finire una maratona, pensa all’ex-moglie che l’ha lasciato e la rabbia gli fa finire la gara.
    Questo è doping? (La domanda sembra stupida, ma….)

    Paz

  4. 4 culoecamicia 23 gennaio, 2008 alle 16:13

    @ipernova:
    La domanda non è affatto stupida e anzi mi ha fatto subito venire in mente il fatto che all’ultima maratona di New York hanno vietato ai concorrenti l’utilizzo degli iPod (notizia facilmente rintracciabile in rete).

    Inizialmente sembrava un discorso legato alla sicurezza – ed in effetti con la musica nelle orecchie non si possono sentire gli eventuali avvisi dell’organizzazione – ma poi qualcuno ha parlato di divieto per evitare il “doping emotivo”… io credo che la musica (o pensare alla propria ex) possa essere d’aiuto, ma considerarlo doping lo trovo davvero eccessivo. E inoltre non si è mai visto un atleta keniota arrivare vittorioso al traguardo con le cuffiette nelle orecchie.

    Per quanto riguarda la regola non ho capito bene il discorso: renderesti regolare il doping purché dichiarato? O vuoi solo sapere com’è la situazione attuale?

    zar

  5. 5 ipernova 24 gennaio, 2008 alle 16:16

    A parte che quando vado a correre, se mi dimentico l’iPod, non riesco a tornare a casa (se non strisciando).

    Per la regola che ho molto ingenuamente proposto, l’intenzione è quella di ribaltare la situazione attuale. In cui l’atleta subisce i controlli della federazione.
    Sarebbe meglio forse che lo stesso atleta proponesse alla federazione tutto ciò che ingerisce o utilizza e che possa, anche minimamente, dopare.

    In questo modo la federazione riesce a valutare con largo anticipo se una sostanza è dopante oppure no (avvertendo in tempo l’atleta senza che questo subisca delle conseguenze), e soprattutto riesce a giudicare subito dopante una sostanza assunta dall’atleta e non dichiarata.

    Il discorso è: se l’atleta è onesto, non ha senso che non voglia dichiarare l’utilizzo di una sostanza (sia essa un caffè prima della gara o degli ormoni di gorilla in calore).

    Paz


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