Archivio per maggio 2008

I pilastri della terra

L’intervista fatta da Fabio Fazio a Ken Follett all’interno del programma Che tempo che fa del 24 novembre 2007 (potete vedere il video cliccando qui), in cui lo scrittore presentava la sua ultima fatica, Mondo senza fine, oltre ad avermi fatto finalmente vedere che faccia ha uno degli autori contemporanei di romanzi tra i più famosi, mi ha divertito ed incuriosito. Così, nonostante le dimensioni da mattone – 1030 pagine nella versione economica – ho deciso di leggere I pilastri della terra, di cui Mondo senza fine è il seguito.

Splendido.
Credo che questa sia l’unica definizione che posso dare del romanzo, che di mattone ha solo le dimensioni.

Immagine di I pilastri della TerraLa storia, ambientata in Inghilterra nel Medioevo, narra la trasformazione del piccolo villaggio di Kingsbridge in una grande città prosperosa, trasformazione che ruota attorno alla costruzione di una maestosa cattedrale; le vicende sono legate da un intreccio che riesce a mescolare storie d’amore, duelli, carestie, intrighi e tradimenti, conflitti religiosi e guerre civili che avvengono lungo un periodo di quarant’anni.

I protagonisti sono indimenticabili con i loro pregi e difetti ed il loro carattere ciascuno con le proprie peculiarità: Tom il costruttore, il priore Philip, Aliena e suo fratello Richard, Ellen e suo figlio Jack, Alfred e Martha, il vescovo Waleran Bigod, William Hamleigh, sono diventati miei “compagni di viaggio” durante la lettura e per me è stato impossibile non essere coinvolto dalle loro avventure, magistralmente raccontate.

Durante l’intervista Ken Follett ha dichiarato che gli autori odiano l’indifferenza: a mio avviso con I pilastri della terra non correrà mai questo pericolo: o piace e si viene coinvolti dal racconto in modo molto forte oppure lo si ritiene noioso ed inevitabilmente troppo lungo. Impossibile comunque che non susciti qualche emozione.

Io faccio parte di quelli che hanno apprezzato tanto la storia quanto lo stile della narrazione – e leggendo i commenti qua e là devo dire che non sono l’unico. Quindi prima o poi leggerò anche Mondo senza fine, che a quanto ho capito racconta le vicende dei discendenti dei protagonisti (è ambientato circa 2 secoli dopo)…
Spero che non rimarrò deluso dato che solitamente i cosiddetti sequel non sono all’altezza dei predecessori!

zar

Annunci

Poesia Dorsale

Dando un’occhiata al programma della Fiera del Libro svoltasi a Torino dall’8 al 12 maggio, oltre ad aver invidiato tantissimo chi ha avuto la possibilità di parteciparvi ho scoperto l’esistenza della Poesia Dorsale.

Ma cos’è questa Poesia Dorsale? Riporto dal sito ufficiale la definizione di questa nuova – almeno per me – forma d’arte:

Mettere dei libri uno sopra l’altro in modo che i titoli si concatenino fino a formare dei versi. Questo è fare “Poesia dorsale”. Si chiama così perché nasce dai dorsi dei libri, non dai titoli. La differenza è solo visiva; infatti l’ha inventata un graphic designer e fotografo, Silvano Belloni. Che non ha avuto l’ispirazione pensandoci su, ma fissando uno scaffale con dei libri ammucchiati. La giornalista Antonella Ottolina si è innamorata dell’idea e le ha dato vita componendo le poesie dorsali.

Io non sono mai stato appassionato di poesia, ma ho provato lo stesso a comporre dei versi e così sono nate queste tre poesie che vi propongo qui sotto (cliccando sulle immagini potete vederle ingrandite):

Poesia Dorsale numero 1Rugby: la favola della vita vera,
la linea d’ombra in mezzo ai pali
oro nero.
La finta di Ivan il giocatore, l’uomo in fuga,
l’ultimo cavaliere fuori da un evidente destino.

Poesia Dorsale numero 2Ninna nanna
Madre notte la città dorme,
io uccido il viaggiatore imprudente.
Scheletri stecchiti, angeli e demoni,
il processo se i morti potessero parlare.

Poesia Dorsale numero 3Buoni propositi per l’anno nuovo:
soffocare il potere assoluto.
Gioco pericoloso!
L’agguato, caccia al ladro braccato.
Alcatraz.

La prima è la mia preferita, le altre devo ammettere mi sono venute un po’ ermetiche.

Che ne dite, poeti di culoecamicia, di inserire nei commenti le vostre creazioni? Mi raccomando utilizzate solamente libri che possedete, altrimenti – oltre a diventare un po’ più semplice – il tutto perde anche molto del suo valore, come indicato in questa pagina.

zar

Incubus

Ho scoperto questo gruppo musicale qualche anno fa grazie ad un mio amico che mi ha chiesto di “procurargli” il cd di questi fantomatici Incubus che prima di allora non avevo mai sentito nominare. Il nome mi aveva tratto in inganno e non pensavo che mi sarebbe piaciuta la loro musica ed invece mi sono dovuto ricredere. Del resto il nome fu scelto in maniera casuale sfogliando un dizionario quando i componenti del gruppo erano ancora dei liceali e scelsero proprio Incubus semplicemente perché all’interno della definizione è presente la parola “sex”.

Dopo la classica gavetta – sembra che il primo demo l’abbiano inciso grazie a 100 dollari trovati per terra dal chitarrista – nel 1995 è uscito il loro primo album intitolato Fungus Amongus mentre il successo è arrivato un paio di anni dopo, all’uscita di S.C.I.E.N.C.E.; il loro ultimo album Light Grenades è del 2006.

Non me ne intendo di musica e quindi non sono in grado di definire con precisione il loro genere, anche perché in realtà si tratta di un amalgama di stili che variano dal nu metal all’hip hop con molto utilizzo dell’elettronica ma anche di strumenti etnici come ad esempio il didgeridoo. Probabilmente la definizione esatta è quella di crossover (forma di heavy metal contaminato con altri stili musicali, nella fattispecie hip hop, punk rock, funk ed alternative rock) ma secondo me è pressoché impossibile pensare di categorizzare con precisione la musica dato che ci sono troppe categorie con variazioni spesso minime.

Per quanto riguarda i testi vale un po’ lo stesso discorso: nel corso degli anni infatti i temi trattati sono stati molteplici. A detta dello stesso cantante Brandon Boyd le migliori idee gli sono venute dall’utilizzo di marijuana e funghi allucinogeni in quanto questo tipo di sostanze lo hanno sempre aiutano ad aprire le sue “dighe poetiche”…

Per capire più o meno cosa suonano questi Incubus guardate – ma soprattutto ascoltate – questo video del brano Make Yourself, uno dei miei preferiti:

Per saperne un po’ di più potete visitare il loro sito ufficiale enjoyincubus.com, il sito italiano da cui ho tratto le informazioni per questo post incubusitalia.it e il loro blog su myspace myspace.com/incubus.

zar

Candle’s life #22

Fatevi la striscia di questa settimana (cliccate sull’immagine per leggerla meglio e ridere di più!):

Candle\'s life #22

L’autrice delle strisce è Jamie Valentina.

zar e agb

Passare indietro per andare avanti

La regola fondamentale del rugby, quella che contraddistingue questo sport, è quasi paradossale: bisogna cercare di guadagnare terreno ed andare avanti – portando il pallone fino alla fatidica linea di meta avversaria – passando il pallone ai propri compagni solamente all’indietro.

Passare indietro per andare avanti? Proprio così.
Ed è qui che entra in gioco una delle parole più urlate dagli allenatori durante gli allenamenti e le partite: sostegnooooo!

Il giocatore che sta portando la palla deve avere il sostegno dei propri compagni, nel senso che deve (o almeno dovrebbe, da qui le urla) avere almeno un compagno alle sue spalle per potergli passare il pallone prima di essere placcato, e quindi bloccato, dagli avversari. Senza il sostegno dei propri compagni nel rugby non si combina molto; ma quando anche questo non basta per arrivare in meta allora serve anche un pizzico di furbizia e genialità, e l’intuizione del singolo può fare la differenza.

Tutto questo è magistralmente applicato nell’azione di gioco che potete vedere nel video. Sostegno e colpo di genio, risultato: meta spettacolare!

La meta è stata realizzata dai Crusaders contro i Lions in una partita del Super14, il più importante campionato dell’emisfero sud, cui partecipano le squadre delle province australiane, neozelandesi e sudafricane. Probabilmente questo è il campionato di rugby più bello, una meta così nel campionato italiano credo sia difficile da vedere.

zar

Il mio primo computer (portatile)

Qual è stato il primo computer che avete utilizzato? Solitamente a questa domanda rispondo: il Commodore VIC-20 (prima o poi anche questo avrà il suo bel post dedicato). In realtà, però, il primissimo computer che ho avuto è stato un “portatile”: il Grillo Parlante, prodotto da Texas Instruments e Clementoni.
Qualcuno di voi sa di cosa sto parlando?

Immagine del Grillo ParlanteQuesto giocattolo elettronico educativo aveva un display luminoso composto da una sola riga di lunghezza limitata e un sintetizzatore vocale (dalla voce assolutamente inconfondibile) in grado di pronunciare i comandi e le lettere premute sulla tastiera, per guidare i bambini durante l’uso; era rosso ed era decisamente portatile, perché aveva una grande maniglia! Il suo scopo era quello di insegnare a leggere, scrivere e comprendere il significato delle parole attraverso diversi giochi.

Che bei ricordi, se non l’avessi regalato a mio cugino credo che ogni tanto proverei ad accenderlo per giocarci un po’. Comunque ricordo ancora esattamente la sua voce, la pronuncia della lettera J (chiamata iota), ed il modo quasi scorbutico con cui reagiva in caso di errore: “Non ricevo, riprova e controlla” o ancora “Non ho ricevuto! Avevo chiesto [parola]”, frase seguita dallo spelling della parola stessa.
E alla fine dava anche il voto!

Se volete utilizzare un emulatore (purtroppo solamente in lingua inglese) cliccate qui mentre per sentire la versione italiana basta andare su youtube, ci sono molti fortunati ed orgogliosi possessori del Grillo che hanno fatto dei video come questo.

zar

P.S. Ringrazio per l’ispirazione Paz che ha citato il Grillo Parlante un sabato sera durante una partita a Trivial Pursuit (chissà poi in che occasione) e Zul che sostiene che il mio iBookG4 ci assomigli molto. Probabilmente non è un caso.

Moonlight Shadow

Copertina del singolo Moonlight Shadow di Mike Oldfield Ve la ricordate Moonlight Shadow? Io non mi ricordo quando l’ho sentita la prima volta, ma so che mi è sempre piaciuta. E negli anni prima o poi l’ho sempre riascoltata.

L’autore della canzone è Mike Oldfield e la prima versione è stata cantata da Maggie Reilly. Ha raggiunto il primo posto delle classifiche anche in Italia e ne sono state fatte innumerevoli cover. Anche per questo forse l’ho scoperta e riscoperta.

Era stato pensato che il testo si riferisse all’omicidio di John Lennon, ma in un’intervista del 1995 Mike Oldfield ha risposto che non era nelle sue intenzioni, ma che probabilmente è stato anche influenzato da questo avvenimento.

Ora leggo su Wikipedia che è stata parte della colonna sonora del film Vacanze di Natale del 1983…

Sempre grazie a YouTube, segue il video.

agb