Archivio per gennaio 2009

Reel Faces e real faces

Spesso nei trailer dei film si sente pronunciare la frase: tratto da una storia vera.
La maggior parte delle volte questo è solamente un’espediente che serve ad invogliare il pubblico alla visione del film – solitamente thriller/horror perché se la violenza è vera allora tira di più – ma non sempre è così; su due piedi mi vengono in mente W. (trasmesso in tv la scorsa settimana), Monster, Remember the Titans, Titanic e A beautiful mind ma ovviamente la lista è molto più lunga. Ed in questi casi non posso fare a meno di chiedermi quanto c’è di vero nella storia raccontata sullo schermo (di solito poco) e soprattutto quanto gli attori assomigliano alle persone vere di cui si trovano a recitare la vita.

Se nel caso di W. la risposta a questa domanda è facile, negli altri ci può venire incontro il sito Reel Faces (reel significa bobina ed il gioco di parole con real – vere, reali – è la classica ciliegina sulla torta). Navigando un po’ tra le pagine di questo sito si può così ad esempio scoprire che Charlize Theron in Monster era davvero molto somigliante alla serial killer Aileen Wuornos mentre Herman Boone, allenatore della squadra di footbal americano del college T.C. Williams di Alexandria in Virginia avrebbe tanto voluto assomigliare a Denzel Washington, che lo ha interpretato in Remember the Titans.

Ho volutamente evitato di commentare le associazioni tra attori e persone reali per quanto riguarda film come La passione di Cristo e 300 perché in questi casi – seppure per motivi diversi – la ricerca di eventuali analogie per quel che mi riguarda lascia il tempo che trova.

In generale devo dire che le somiglianze comunque sono notevoli. Evidentemente gli attori non vengono poi proprio scelti a casaccio e truccatori e costumisti hollywoodiani sanno fare il loro mestiere.
Che ne dite?

zar

Trigger di Ade Capone

Leggendo Cornelio: Delitti d’autore (che non si fermerà al sesto numero come inizialmente previsto, ma proseguirà per la gioia dei lettori appassionati, gruppo cui appartengo), ho scoperto un altro fumetto sempre edito da Star Comics: Trigger, di Ade Capone.

trigger_gNel primo numero, uscito due mesi fa, sono stati presentati i personaggi principali: Milton Margai dalla Sierra Leone, Patrick Sanna da Milano, Sun Linch da Hong Kong e Grace Ross da Las Vegas, quattro persone molto diverse che però, evidentemente, sono in qualche modo legate tra di loro da un destino comune.
La storia, infatti, dovrebbe riguardare in qualche modo le origini della razza umana ma per ora non è dato sapere di più. Il secondo numero sarà in edicola nei prossimi giorni; se volete potete dare un’occhiata al pdf del numero 0 a questo indirizzo.
La mini-serie prevede l’uscita di 6 numeri.

L’aspetto che più ho apprezzato (sperando di non venire sorpreso negativamente dal finale della storia) è che rispetto ai fumetti classici in cui l’eroe è un singolo individuo, in questo i protagonisti sono quattro – ma non appartengono ad una squadra. Prima di arrivare all’epilogo (probabilmente corale) ognuno dovrà compiere un viaggio e aggiungere pezzi del mosaico arricchendo le conoscenze del lettore di volta in volta, un po’ come accade nei telefilm “di ultima generazione”.

Staremo a vedere, buona lettura.

zar

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zar e agb

W.

Ieri sera è andato in onda su La7 il film W. di Oliver Stone, film con una curiosa strategia di distribuzione dovuta probabilmente al fatto che la storia che viene raccontata è quella del quarantatreesimo presidente degli Stati Uniti d’America, cioè quella di George Walker Bush, e che il racconto è tutto fuorché un omaggio per l’uomo che in queste ora sta lasciando la Casa Bianca e che è stato per otto anni uno degli uomini più potenti del mondo.

Quanti di voi l’hanno visto?
Scorrendo rapidamente i risultati dell’auditel ho scoperto che circa 1.800.000 persone erano sintonizzate su La7 e questo risultato non sarebbe malvagio se solo non ci fossero state 2.800.000 persone sintonizzate su X-Factor e ben 5.700.000 persone che apprendevano la clamorosa notizia che alla tettona del Grande Fratello potrebbero scoppiare gli airbag (il che le farebbe solamente bene, ma questo è un altro discorso).

Ma torniamo a W.
Per quel che mi riguarda (non mi ero informato molto a dire il vero e ho letto solo oggi questa intervista al regista) mi aspettavo un ritratto con pochi sconti, qualcosa sullo stile di Fahrenheit 9/11 di Michael Moore per intenderci. Purtroppo il film è tutt’altro: dall’inizio alla fine c’è un tentativo di umanizzazione della figura del presidente Bush, basato sull’ironia e su un riassunto decisamente troppo semplicistico di alcune tra le situazioni più complicate della recente storia mondiale.
Non credo che l’intento del regista fosse quello di trovare una giustificazione per gli errori commessi da Bush – una delle scene migliori è proprio quella in cui si vede il presidente in conferenza stampa ammettere di aver fatto degli errori ma non riuscire a citarne nemmeno uno; però la contestazione non è abbastanza forte, graffiante, anzi. Non basta far notare le difficoltà ad esprimersi correttamente o i problemi di gioventù.
Un personaggio come il (ormai ex) presidente, in otto anni di mandato, ha segnato in modo decisivo la storia dei prossimi anni e non c’è Obama che tenga; voglio dire, il cambiamento è già iniziato e sicuramente continuerà, magari Obama farà il possibile e anche l’impossibile.
Ma per i miracoli non so come sia organizzato.

zar

Modi di “pendolare”

Per i nove anni in cui ho studiato e poi lavorato all’UniUd ho fatto la pendolare, nel senso che (quasi) ogni giorno prendevo il treno e poi l’autobus per raggiungere il Dipartimento di Matematica e Informatica. All’inizio è stato faticoso, ma poi mi sono abituata e prendere due, tre o quattro treni al giorno è diventata la regola. Ho imparato a leggere, studiare e anche dormire in treno. Per fortuna qui i treni riescono ad essere molto pieni solo il lunedì mattina e il giovedì e venerdì sera, mentre negli altri momenti sono vivibili e quindi il tempo passato in treno non è male. Negli anni poi i ritardi si sono ridotti in frequenza e quantità e, a parte alcuni periodi di rifiuto per i treni, la mia esperienza di “pendolare quotidiana” è stata abbastanza positiva.

Ora, da gennaio, ho iniziato un nuovo tipo di pendolarismo: sono diventata una “pendolare settimanale”. Prendo il treno lunedì mattina, lavoro fino a venerdì all’UniPd, e il venerdì sera prendo il treno e torno a casa. Ho sempre pensato che questo secondo tipo di pendolarismo fosse più comodo, e in un certo senso è proprio così. Però non avevo pensato alla fatica di stare fuori casa per cinque giorni. Tornare a casa e dormire nel proprio letto secondo me è molto più riposante. E poi fuori casa bisogna arrangiarsi di più: non avere il tempo di fare la spesa per esempio può diventare un problema.
Però spero che mi abituerò anche a questo tipo di pendolarismo con il tempo!

E voi avete mai “pendolato”? Di quale tipo di pendolarismo siete?

agb

Raccolte da edicola

Ogni vota che guardo la televisione per più di dieci minuti noto che fanno davvero molte pubblicità alle cosiddette raccolte da edicola e le collezioni sono tra le più disparate: DVD, piatti e bicchieri, bambole, libri, modellini, enciclopedie e chi più ne ha più ne metta.

Qualcuna può anche essere interessante, ma molto spesso mi chiedo chi mai può desiderare il set completo di piatti del Milan o – nell’era del mulo – le serie complete di DVD di vecchi telefilm quando bastano pochi clic per averli ad un prezzo decisamente inferiore. Ed il prezzo, insieme al tempo richiesto per concludere la collezione, è un altro aspetto che mi lascia decisamente perplesso; infatti, nonostante le prime uscite siano sempre in “offerta lancio” a pochi euro (virgola 99), le altre mille uscite hanno prezzi maggiori che fanno lievitare il totale.

Con questo post voglio compiere una mission impossible: elencare tutte le uscite da edicola di cui vengo a conoscenza tramite televisione, giornali o nella stessa edicola (e vi chiedo di contribuire inserendo nei commenti eventuali raccolte che mi sfuggono – ovviamente non serve con lo stesso dettaglio).

Per ora ho “scoperto” queste:
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The Darwin Awards

L’anno scorso, quando vidi il film The Darwin Awards, mi ripromisi che all’uscita della classifica dei premiati del 2008 avrei fatto un post a riguardo.
E così eccomi qui.

Inizio col dire che sono venuto a conoscenza dell’esistenza di questi premi molto tempo fa tramite un’email che ritenevo essere una serie di racconti in effetti divertenti e assurdi ma inventati – insomma le classiche leggende metropolitane. Invece questi Darwin Awards esistono davvero e sono i riconoscimenti assegnati a coloro i quali perdono la vita in modo assolutamente stupido, migliorando così il patrimonio genetico umano. La cosa può risultare cinica ma, ammettetelo, davvero ironica ed è in effetti in pieno stile darwiniano: se una persona si toglie la vita o comunque si rende impossibilitato a riprodursi e lo fa in modo davvero stupido, questo non può che essere un bene per la razza umana. Per comprendere le regole del “concorso” ci viene in aiuto wikipedia con la pagina dedicata.

Stando a questo articolo di Repubblica, il vincitore del primo premio del 2008 è il prete brasiliano che per pubblicizzare un’iniziativa benefica prese il volo grazie a un migliaio di palloncini e non scese più – o, meglio, fu ritrovato morto nell’oceano qualche mese dopo. Questa storia, a mio avviso, non è però abbastanza ridicola e non le avrei assegnato il primo posto in classifica: volete mettere ad esempio il cineoperatore che si è lanciato per riprendere dei paracadutisti dimenticandosi di indossare a sua volta il paracadute?

Ovviamente per ridere di queste cose ci vuole ironia ma non credo sia di cattivo gusto; sono casi paradossali e si ha la sensazione che i protagonisti siano proprio andati a cercarsela, come si suol dire. Comunque di morti stupide se ne sente parlare ogni giorno, basta sintonizzarsi su un qualsiasi TG per sentire di gente che perde la vita guidando ubriaca e/o drogata, ad esempio. E questo non fa ridere, anche perché troppo spesso ne fanno le conseguenze anche altri.

Tornando per un attimo al film devo dire sinceramente che non me lo ricordo molto bene; a grandi linee le vicende riguardano un ex poliziotto che decide di accordarsi con un’agenzia di assicurazioni per fare in modo di provare che i comportamenti definiti “casi Darwin” possono essere previsti. In questo modo potrebbe far risparmiare parecchi soldi alle assicurazioni ma anche salvare numerose vite.
Insomma è una storia di un’ora e mezza che lascia il tempo che trova ma se avete voglia di farvi qualche risata – magari un po’ amara – andate pure a noleggiarlo.

zar