Archivio per marzo 2009

Microcredito Kiva: aiutiamo Elina

Con colpevole ritardo rispetto a quando ci siamo ripromessi di farlo (ne abbiamo parlato in questo post), da qualche giorno facciamo parte dei finanziatori aderenti a Kiva cioè la piattaforma di micro-finanziamenti rivolti a piccoli imprenditori di paesi in via di sviluppo.

Nei paesi poveri ottenere un prestito dalle banche è molto difficile ed i tassi di interesse sono spesso proibitivi ma grazie a Kiva questi sono ostacoli aggirabili; i prestiti sono infatti elargiti da privati che possono scegliere un progetto da finanziare effettuando una donazione (minimo 25$). Questi soldi verranno utilizzati dai piccoli imprenditori per avviare o mantenere viva la loro attività e quando il titolare del progetto inizierà a guadagnare allora rifonderà anche il proprio debito (i soldi vengono restituiti nel 98% dei casi). A quel punto sarà possibile scegliere di recuperare i soldi oppure investirli nuovamente in un altro progetto.

Noi abbiamo deciso di finanziare la peruviana Elina, che deve mantenere due figli con le sue attività di venditrice di vestiti di giorno e di salchipapas – hotdog e patatine fritte – di sera. In futuro spera di riuscire ad aprire un ristorante; e noi speriamo con lei che il suo sogno si avveri così quando andremo in vacanza in Perù avremo la possibilità di mangiare questi salchipapas nel suo ristorante!

zar e agb

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L’Ora della Terra

Oggi, sabato 28 marzo, alle 20.30 scatterà l’Ora della Terra (Earth Hour), iniziativa promossa dal WWF per sensibilizzare tanto i grandi della Terra quanto le imprese, le istituzioni ed i singoli cittadini alla lotta ai cambiamenti climatici.

Per aderire all’iniziativa sarà sufficiente premere l’interruttore e spegnere le luci per un’ora. Sono molte anche le grandi città che hanno aderito (questa la pagina con l’elenco completo) e che si impegneranno a spegnere le luci ai loro monumenti. L’impegno odierno è sicuramente simbolico e serve a dimostrare che con uno sforzo anche minimo è possibile abbattere i consumi di energia in modo significativo e contribuire in questo modo a salvare il nostro pianeta. Noi nel nostro piccolo cerchiamo giornalmente di impegnarci seguendo alcune regole che abbiamo già citato in qualche post. Se tutti facessero queste piccole gesti, sarebbe già un gran bel passo avanti.

Speriamo che anche chi deve premere gli interruttori un po’ più grandi dei nostri agisca al più presto per il bene di tutti e che queste iniziative non rimangano isolate ma siano seguite da sforzi concreti (ad esempio abbiamo scoperto che a Roma non fanno ancora la raccolta differenziata, sigh)!

zar e agb

Il metodo per aumentare la memoria

Come detto nel post precedente, la settimana scorsa siamo stati a Roma ed abbiamo partecipato al Festival della Matematica 2009, cioè una serie di conferenze, dibattiti, mostre, spettacoli ed incontri con la partecipazione di anno in anno – questa era la terza edizione – anche di vari Premi Nobel (abbiamo visto molto da vicino John Nash e Thomas Schelling ad esempio) e Medaglie Fields.

La prima conferenza che abbiamo seguito è stata quello dello mnemonista (termine impossibile da pronunciare correttamente al primo tentativo) Gianni Golfera, definito l’uomo con più memoria al mondo, in grado di citare alla lettera 261 libri di filosofia e memorizzare e ripetere correttamente – ed anche in ordine inverso – una sequenza di diecimila cifre. Cosa ha a che vedere questo con la matematica? Beh, avessi avuto più memoria probabilmente non mi sarei mai dovuto fare i bigliettini per passare l’esame di Analisi o di Fisica, ad esempio.

Un fenomeno da baraccone questo Golfera? No di certo, anche se ha partecipato a svariate trasmissioni in cui gli veniva richiesto di fare il fenomeno e se non sbaglio è comparso anche a Scommettiamo Che. Sicuramente è un personaggio molto curioso e così sicuro di sé e dei suoi mezzi da risultare quasi borioso mentre racconta la sua vita e gli studi sull’arte della memoria che l’anno portato a raggiungere queste capacità e a perfezionare il metodo di memorizzazione Golfera.

Ma in cosa consiste questo metodo e, soprattutto, funziona veramente? A grandissime linee si tratta di associare a ciascuna delle cose che vogliamo memorizzare un’immagine per noi significativa emotivamente in modo da far rimanere il concetto nella memoria a lungo termine; non è così banale e durante l’incontro Golfera non è potuto scendere molto in dettaglio (anche perché per lui il metodo è fonte di guadagno economico e non poteva di certo rivelarci tutto così gratuitamente) però l’impressione è che possa funzionare davvero. Noi ci ricordiamo ancora infatti – e siamo in grado di ripeterla anche nel senso opposto – una serie di quindici parole non legate tra di loro che ci sono state indicate durante la serata: dottore, cappello, pescatore, scrivania, aereo, specchio, maschera, uva, serpente, computer, vicino di casa, chiave, libro, toro, telo. Forte no?
Va beh, raccontato così è sicuramente sminuito, certo che se anche la NASA ha chiesto una sua collaborazione per aumentare la memoria degli astronauti in condizioni di stress psico-fisico e diminuire di conseguenza gli errori nello svolgimento delle procedure di emergenza, sotto tutto il fumo devono esserci anche delle belle fette d’arrosto.

Per approfondire le tecniche di memoria è possibile iscriversi alla newsletter del sito metodogolfera.com per scaricare gratuitamente un pdf intitolato Le 101 strategie per migliorare la memoria. Incuriosito dalla conferenza ho dato un’occhiata a qualcuna di queste strategie e devo dire che se non altro ci sono dei consigli utili che cercherò di mettere in pratica in quanto non richiedono particolari sforzi.

Voi come siete messi a memoria? Ogni tanto mi chiedo se non sarebbe più utile un metodo per riuscire a dimenticare determinate cose ma poi a pensarci bene (in effetti se non sbaglio ci sono degli studi in corso su farmaci che permettano di ottenere questo effetto) la cosa mi spaventa un po’ e allora smetto di pensarci…
E, almeno temporaneamente, me ne dimentico.

zar

Cucchiaio di legno? Quest’anno sì (e bello grosso)

L’anno scorso l’abbiamo evitato per un pelo grazie ad un drop all’ultimo minuto ma quest’anno non c’è stato niente da fare: il cucchiaio di legno ce lo siamo proprio meritati. Parlo ovviamente della Nazionale Italiana di rugby e del Torneo delle Sei Nazioni, conclusosi sabato scorso con la peggiore delle cinque sconfitte in cinque partite per gli azzurri.

Proprio lo scorso fine settimana siamo stati a Roma per il Festival della Matematica (al quale magari dedicheremo qualche altro post) e cogliendo l’occasione siamo andati a vedere Italia – Francia.

La partita non è stata particolarmente emozionante; al fischio d’inizio la Nazionale Italiana sembrava rimasta negli spogliatoi, tutti i giocatori (compresi gli osannati Parisse, inspiegabilmente inserito nella lista dei candidati a miglior giocatore del torneo, Mauro Bergamasco e Griffen) hanno commesso molti errori banali, segno di poca fiducia e distrazione, cose che giocando contro qualunque avversario – figuriamoci contro una Francia desiderosa di riscattarsi dopo la débacle contro l’Inghilterra – si pagano a carissimo prezzo ed il risultato finale di 50 – 8 lo conferma.
Nonostante la pessima prestazione è stato comunque molto bello poter tifare dal vivo per l’Italia in una partita del Sei Nazioni, cantare l’inno insieme a tutto lo stadio, applaudire le belle giocate francesi – come mai quando l’orco Chabal e il biondo Swarzeski vanno a contatto riescono sempre a fare due metri in avanzamento e riciclare la palla al sostegno mentre i nostri sembrano andare a sbattere contro un muro? – e complimentarsi per i tifosi transalpini seduti di fianco a noi.
Altra cosa da sottolineare è il fatto che il pirla che ha lanciato la bottiglietta di acqua in campo per protestare contro alcune decisioni arbitrali è stato subito “consegnato” agli steward dagli altri tifosi ed allontanato dallo stadio mentre si intonava il classico coro “sce-mo sce-mo”.

Per la cronaca il torneo è stato vinto con il Grande Slam (cinque vittorie) dall’Irlanda arrivata finalmente a vincere qualcosa di importante con i famosi O’Gara, O’Driscoll e compagnia bella; il Galles, in corsa per la vittoria finale fino all’ultima partita, a causa della differenza punti si è classificato addirittura al quarto posto dietro ad Inghilterra e Francia e davanti alla Scozia. Fanalino di coda è l’Italia, scivolata nel ranking mondiale al dodicesimo posto.
Nonostante questo, ovviamente, non vedo già l’ora di vedere le prossime partite della Nazionale anche se dal prossimo anno sarà un po’ problematico perché i diritti per la trasmissione del Sei Nazioni sono stati acquistati da Sky; cavolo, voglio il rugby in chiaro!

zar

Telefilm e telefilm

Nel fine settimana, grazie al digitale terrestre e a Rai 4, ho visto un episodio di Streghe, telefilm che seguivo qualche tempo fa. L’episodio in questione dal titolo “Il demone buono” era il diciottesimo della prima serie – che tra parentesi è una delle migliori come spesso succede per i telefilm. E chi era il demone buono del titolo? Ebbene sì, era proprio lui, l’agente speciale Antony Di Nozzo! Cioè, l’attore di chiama Michael Weatherly e interpreta Antony Di Nozzo in NCIS, telefilm di genere diverso da Streghe ma che vedo altrettanto volentieri.

Lunedì sera, poi, in un episodio di Senza Traccia, ho visto due attori già personaggi di Star Trek. E la scorsa settimana avevo cercato un po’ su internet che fine avessero fatto alcuni protagonisti di Saranno Famosi (mentre ascoltavo da YouTube la sigla originale della prima serie di Fame). Da questa piccola indagine mi sembra di capire che spesso gli attori dei telefilm che sono protagonisti di una serie compaiono (prima o dopo dei telefilm di cui sono protagonisti) in singoli episodi di altre serie.

Questo almeno per me dà vita ad un “nuovo gioco”! 🙂
Il mio preferito rimane però quello delle voci dei doppiatori.

agb

Imprevisti con le aste

Ormai la notizia non è più molto nuova, ma il primo marzo è successo questo:

Il campione Olimpico di salto con l’asta Steve Hooker stava trasportando le sue aste nell’aeroporto di Sidney, insieme all’altro astista australiano Paul Burgess; passando sulla scala mobile il tubo delle aste è “entrato” nel soffitto, bloccando la scala mobile per i successivi 45 minuti.

Penso a quando mi chiedono come porto le aste e se si possono smontare

agb

Wired.it

Attratto dalle sirene della pubblicità, dal clamore suscitato in rete e dall’aver sempre sentito definire il magazine Wired come una delle migliori riviste al mondo – addirittura come la Bibbia della tecnologia e dell’innovazione fondata nel 1993 a San Francisco da un italiano – un paio di settimane fa ho deciso di comprare il primo numero della versione italiana.

La prima impressione è stata subito positiva, la grafica è ben curata, ovviamente moderna ed in pieno stile 2.0; i nomi dei collaboratori poi mi hanno subito interessato: si va dallo scrittore Paolo Giordano al presidente di Altroconsumo Paolo Martinello, passando per il (mio) ex magnifico rettore dell’uniud Furio Honsell. Inoltre continuo a preferire la comodità ed anche il piacere di poter sfogliare una rivista in formato cartaceo piuttosto che leggere lunghi articoli sullo schermo del computer.

Purtroppo però, a lettura pressoché completata, devo ammettere che il giudizio non è più così positivo: gli articoli sono troppi e poco approfonditi; a mio avviso sarebbe stato meglio mettere meno cose ma scritte bene così com’è stato fatto per l’intervista a Rita Levi Montalcini, per l’articolo su Echelon, per quello sul progetto Better Place di auto elettrica o ancora per quello sul gruppo di Facebook contro il regime di Mubarak in Egitto. Invece l’impressione che ho avuto è stata quella di avere tra le mani Focus – cioè una rivista con una serie di spunti anche molto interessanti ma assolutamente non completi che necessitano di un’eventuale ricerca di informazioni.
Altro tasto dolente è lo spazio dedicato alla pubblicità: su 240 pagine totali della rivista, 80 sono occupate da informazioni pubblicitarie! Mi sembrano un po’ troppe, mediamente c’è una pagina di pubblicità ogni due pagine di contenuti; non conosco i rapporti contenuti/pubblicità di altre riviste, ma questo mi sembra davvero eccessivo.

Detto questo quindi non sono ancora sicuro di dare la famosa seconda chance comprando il numero 2 (il magazine è mensile); devo ammettere che sono però molto attratto dalle offerte degli abbonamenti: se si sceglie di abbonarsi per un anno ogni copia verrebbe a costare 1 euro e 40 mentre se si sceglie di abbonarsi per due anni ogni copia verrebbe a costare solamente 80 centesimi (invece che 4 euro).
E in una rivista che costa 80 centesimi possono anche mettere un terzo di pagine pubblicitarie e solo 3 o 4 articoli davvero interessanti che non mi darebbe poi così fastidio!

zar