Archive for the 'Le scienze' Category

Il COBOL compie 50 anni

IL COBOL (COmmon Business-Oriented Language, acronimo che già di per se meriterebbe un post dedicato), è un linguaggio di programmazione progettato nel 1959, cioè 50 anni fa. La sua particolarità è il fatto che – nonostante sia stato progettato per essere una soluzione di breve durata per scrivere semplici programmi – tutt’ora nel mondo sono ancora in funzione circa 200 miliardi di righe di codice scritte con questo linguaggio (fonte: disinformatico).

Da informatico la cosa mi lascia senza parole ogni volta che ci penso. Evidentemente è un linguaggio molto robusto (anche se qualcuno dice che COBOL è l’acronimo di Compiles Only Because Of Luck) ma pensavo che il fatto che non è assolutamente user-friendly l’avrebbe reso obsoleto in tempi molto brevi, cosa che in informatica succede praticamente sempre.

Per capirci, questo è il codice che va scritto per far stampare a video il classico “Hello World!”:

000100 IDENTIFICATION DIVISION.
000200 PROGRAM-ID. HELLOWORLD.
000300
000400*
000500 ENVIRONMENT DIVISION.
000600 CONFIGURATION SECTION.
000700 SOURCE-COMPUTER. RM-COBOL.
000800 OBJECT-COMPUTER. RM-COBOL.
000900
001000 DATA DIVISION.
001100 FILE SECTION.
001200
100000 PROCEDURE DIVISION.
100100
100200 MAIN-LOGIC SECTION.
100300 BEGIN.
100400 DISPLAY " " LINE 1 POSITION 1 ERASE EOS.
100500 DISPLAY "Hello world!" LINE 15 POSITION 10.
100600 STOP RUN.
100700 MAIN-LOGIC-EXIT.
100800 EXIT.

Una cosa improponibile al giorno d’oggi. Durante tutto il mio corso di studi l’avrò sentito nominare solamente un paio di volte; e se avessi sbagliato tutto? Chissà quanto sono ricercati i programmatori COBOL mannaggia.

Comunque poco male, buon compleanno COBOL!

zar

Matematica e paranormale

La magia, l’illusionismo, la prestidirigiri… insomma quella roba lì, mi hanno sempre attratto ed affascinato. A parte l’acquisto, risalente ormai ad una quindicina d’anni fa, di un libro intitolato Giochi di prestigio grazie al quale ho imparato qualche semplice trucco da effettuare con le carte da gioco, non ho mai approfondito molto questi argomenti. Forse perché ho altri interessi e di conseguenza non ne ho avuto il tempo ma anche perché trovo che sia più bello lasciarsi rapire dall’atmosfera magica in cui ci si trova immersi assistendo agli spettacoli di prestigiatori, maghi ed illusionisti. Sono ovviamente consapevole che il trucco c’è sempre – non potrebbe essere altrimenti – ma è affascinante vedere donne divise in due, oggetti che scompaiono e appaiono in posti diversi o casi di lettura della memoria. Non trovate?

Per questo motivo ero molto curioso quando abbiamo assistito alla conferenza tenuta da Mariano Tomatis (laureato in informatica, ricercatore nell’ambito della statistica medica ma anche prestigiatore del Circolo Amici della Magia di Torino da tempo impegnato in indagini sui fenomeni paranormali) durante il Festival della Matematica 2009 intitolata Matematica e paranormale; dopo aver imparato come incrementare la memoria mi stuzzicava l’idea di cogliere qualche aspetto matematico – e, perché no, carpire qualche trucco – della magia e devo dire che non sono rimasto affatto deluso.

Psicocinesi e prove bernoulliane, predizioni e statistica, telepatia, numerologia e matematica, ortotenia e ufologia ed infine chiaroveggenza, sono state infatti introdotte con molta chiarezza e simpatia svelando alcuni aspetti misteriosi che – essendo legati in qualche modo alla matematica – di misterioso in realtà hanno ben poco ma fanno il loro effetto se presentati nel modo giusto.
Se siete interessati all’argomento potete trovare a questo indirizzo un’integrazione degli argomenti trattati durante la conferenza contenente, tra le altre cose, una serie di link utili ad approfondire e riuscire a mettere in pratica qualche magia per stupire amici e parenti con le vostre doti sovrannaturali.

Ah la coltissima citazione di Silvano il mago di Milano interpretato da Raul Cremona all’inizio del post non è del tutto casuale: il comico e Tomatis hanno infatti scritto un libro insieme; il titolo? Beh, L’arte della prestidirigiri…, ovviamente!

zar

Kernel Panic

Incredibile: il kernel panic esiste anche sul Mac!

Non ero più abituato ad avere problemi di questo genere anche se ricordo molto bene la famosa schermata blu (nota in Rete con il nefasto ed eloquente nome di Blue Screen of Death – o BSoD per gli amici di Windows). Dopo più di tre anni dall’acquisto del mio iBook, proprio ieri, proprio nel giorno dei pesci d’aprile, mi è apparsa una schermata mai vista, questa:

Al quel punto non ho potuto fare altro che riavviare perché purtroppo non era uno scherzo. Subito dopo mi sono venute in mente due vignette di Albo, che seguo giornalmente e che vi propongo qui (cliccate sulle immagini per ingrandirle):


Io non sono uno di quei fanatici mac-user che vogliono colonizzare il mondo riempiendolo di mele morsicate e con questo post non voglio scatenare polemiche informatiche tra sostenitori di diversi sistemi operativi. Trovo però che le vignette siano davvero simpatiche e vi assicuro che soprattutto la prima descrive abbastanza fedelmente quello che ho provato ieri.

Spero comunque di non dovermi abituare all’eleganza del kernel panic del Mac, soprattutto adesso che sono in tesi; comunque la frequenza con il quale è comparso in questi tre anni (cioè una sola volta) mi fa stare abbastanza tranquillo.

Voi a kernel panic come siete messi?

zar

Il metodo per aumentare la memoria

Come detto nel post precedente, la settimana scorsa siamo stati a Roma ed abbiamo partecipato al Festival della Matematica 2009, cioè una serie di conferenze, dibattiti, mostre, spettacoli ed incontri con la partecipazione di anno in anno – questa era la terza edizione – anche di vari Premi Nobel (abbiamo visto molto da vicino John Nash e Thomas Schelling ad esempio) e Medaglie Fields.

La prima conferenza che abbiamo seguito è stata quello dello mnemonista (termine impossibile da pronunciare correttamente al primo tentativo) Gianni Golfera, definito l’uomo con più memoria al mondo, in grado di citare alla lettera 261 libri di filosofia e memorizzare e ripetere correttamente – ed anche in ordine inverso – una sequenza di diecimila cifre. Cosa ha a che vedere questo con la matematica? Beh, avessi avuto più memoria probabilmente non mi sarei mai dovuto fare i bigliettini per passare l’esame di Analisi o di Fisica, ad esempio.

Un fenomeno da baraccone questo Golfera? No di certo, anche se ha partecipato a svariate trasmissioni in cui gli veniva richiesto di fare il fenomeno e se non sbaglio è comparso anche a Scommettiamo Che. Sicuramente è un personaggio molto curioso e così sicuro di sé e dei suoi mezzi da risultare quasi borioso mentre racconta la sua vita e gli studi sull’arte della memoria che l’anno portato a raggiungere queste capacità e a perfezionare il metodo di memorizzazione Golfera.

Ma in cosa consiste questo metodo e, soprattutto, funziona veramente? A grandissime linee si tratta di associare a ciascuna delle cose che vogliamo memorizzare un’immagine per noi significativa emotivamente in modo da far rimanere il concetto nella memoria a lungo termine; non è così banale e durante l’incontro Golfera non è potuto scendere molto in dettaglio (anche perché per lui il metodo è fonte di guadagno economico e non poteva di certo rivelarci tutto così gratuitamente) però l’impressione è che possa funzionare davvero. Noi ci ricordiamo ancora infatti – e siamo in grado di ripeterla anche nel senso opposto – una serie di quindici parole non legate tra di loro che ci sono state indicate durante la serata: dottore, cappello, pescatore, scrivania, aereo, specchio, maschera, uva, serpente, computer, vicino di casa, chiave, libro, toro, telo. Forte no?
Va beh, raccontato così è sicuramente sminuito, certo che se anche la NASA ha chiesto una sua collaborazione per aumentare la memoria degli astronauti in condizioni di stress psico-fisico e diminuire di conseguenza gli errori nello svolgimento delle procedure di emergenza, sotto tutto il fumo devono esserci anche delle belle fette d’arrosto.

Per approfondire le tecniche di memoria è possibile iscriversi alla newsletter del sito metodogolfera.com per scaricare gratuitamente un pdf intitolato Le 101 strategie per migliorare la memoria. Incuriosito dalla conferenza ho dato un’occhiata a qualcuna di queste strategie e devo dire che se non altro ci sono dei consigli utili che cercherò di mettere in pratica in quanto non richiedono particolari sforzi.

Voi come siete messi a memoria? Ogni tanto mi chiedo se non sarebbe più utile un metodo per riuscire a dimenticare determinate cose ma poi a pensarci bene (in effetti se non sbaglio ci sono degli studi in corso su farmaci che permettano di ottenere questo effetto) la cosa mi spaventa un po’ e allora smetto di pensarci…
E, almeno temporaneamente, me ne dimentico.

zar

The Darwin Awards

L’anno scorso, quando vidi il film The Darwin Awards, mi ripromisi che all’uscita della classifica dei premiati del 2008 avrei fatto un post a riguardo.
E così eccomi qui.

Inizio col dire che sono venuto a conoscenza dell’esistenza di questi premi molto tempo fa tramite un’email che ritenevo essere una serie di racconti in effetti divertenti e assurdi ma inventati – insomma le classiche leggende metropolitane. Invece questi Darwin Awards esistono davvero e sono i riconoscimenti assegnati a coloro i quali perdono la vita in modo assolutamente stupido, migliorando così il patrimonio genetico umano. La cosa può risultare cinica ma, ammettetelo, davvero ironica ed è in effetti in pieno stile darwiniano: se una persona si toglie la vita o comunque si rende impossibilitato a riprodursi e lo fa in modo davvero stupido, questo non può che essere un bene per la razza umana. Per comprendere le regole del “concorso” ci viene in aiuto wikipedia con la pagina dedicata.

Stando a questo articolo di Repubblica, il vincitore del primo premio del 2008 è il prete brasiliano che per pubblicizzare un’iniziativa benefica prese il volo grazie a un migliaio di palloncini e non scese più – o, meglio, fu ritrovato morto nell’oceano qualche mese dopo. Questa storia, a mio avviso, non è però abbastanza ridicola e non le avrei assegnato il primo posto in classifica: volete mettere ad esempio il cineoperatore che si è lanciato per riprendere dei paracadutisti dimenticandosi di indossare a sua volta il paracadute?

Ovviamente per ridere di queste cose ci vuole ironia ma non credo sia di cattivo gusto; sono casi paradossali e si ha la sensazione che i protagonisti siano proprio andati a cercarsela, come si suol dire. Comunque di morti stupide se ne sente parlare ogni giorno, basta sintonizzarsi su un qualsiasi TG per sentire di gente che perde la vita guidando ubriaca e/o drogata, ad esempio. E questo non fa ridere, anche perché troppo spesso ne fanno le conseguenze anche altri.

Tornando per un attimo al film devo dire sinceramente che non me lo ricordo molto bene; a grandi linee le vicende riguardano un ex poliziotto che decide di accordarsi con un’agenzia di assicurazioni per fare in modo di provare che i comportamenti definiti “casi Darwin” possono essere previsti. In questo modo potrebbe far risparmiare parecchi soldi alle assicurazioni ma anche salvare numerose vite.
Insomma è una storia di un’ora e mezza che lascia il tempo che trova ma se avete voglia di farvi qualche risata – magari un po’ amara – andate pure a noleggiarlo.

zar

Mah-jong e ma-tematica

Una tra le cose che Stefano Bartezzaghi ci ha raccontato durante lo spettacolo Pianoforte e poesie sulla storia del cruciverba, al quale abbiamo assistito ormai più di un mese fa, è il fatto che il cruciverba al momento della sua comparsa ha spodestato dal trono dei passatempi preferiti dagli americani il gioco orientale Mah-jong.

Una leggenda (cinese ovviamente) legata alla nascita di questo passatempo, vuole che una barca di pescatori venne colta da una violentissima burrasca che durò parecchi giorni. I marinai erano disperati e giunti allo stremo delle loro forze e i tentativi di tenere alto il loro morale, effettuati dal saggio e paziente capitano, si rivelavano vani. D’un tratto un passero magico comparve allo stesso capitano e gli suggerì le regole di un passatempo; l’uomo, seguendo le istruzioni, incise con vari simboli 108 pezzi di bambu e fece giocare il suo equipaggio che riusci quindi a distrarsi dalla sciagura: nacque così il Mah-jong. Ah, la mattina dopo la partita, la tempesta cessò ed i pescatori riempirono le loro reti.

Non conosco la diffusione di questo gioco in Italia, comunque esiste la Federazione Italiana di Mah-jong, con sede a Ravenna. Qualcuno di voi ci gioca regolarmente?
Quello che so è che le tessere non sono più 108, ma un altro numero avente le seguenti proprietà (e qui entra in gioco la matematica – con un bel quiz): è un numero quadrato, ognuna delle cifre di cui è composto è essa stessa un quadrato e tanto la somma, quanto il prodotto delle sue cifre, sono quadrati. Non vi basta? Beh, anche scrivendolo al contrario il numero che si ottiene è un quadrato…
Qual è questo numero?

Comunque, per vari motivi (che vanno dal fatto che non sono cinese a quello che non ho mai ben capito le regole del Mah-jong passando per il fatto che la Settimana Enigmistica si può fare anche in treno/autobus/bagno), tra i due giochi preferisco di gran lunga il cruciverba.

zar

We tell stories: The 21 Steps

Ho appena finito di leggere un libro decisamente particolare: The 21 Steps dello scozzese Charles Cumming, per quel che mi risulta primo libro scritto per essere letto esclusivamente on-line sfruttando Google Maps.

La storia è un thriller coinvolgente che racconta di un misterioso scambio d’identità e la trama si sviluppa in vari luoghi, raggiungibili non solamente con l’immaginazione come solitamente accade leggendo un libro, ma anche utilizzando Google Maps; il lettore infatti può seguire tutti gli spostamenti del protagonista seguendoli sulla mappa fornita dal satellite. Il testo – in lingua inglese – è semplice e suddiviso in brevi paragrafi, per venire incontro alla lettura a schermo e all’utilizzo del mouse. Vi consiglio di visitare il sito perché la lettura è più facile di quanto sembra e l’iniziativa è decisamente più bella di come sono riuscito a descriverla.

The 21 Steps fa parte di una serie di sei pubblicazioni digitali chiamata We Tell Stories, della casa editrice Penguin Books. Agli autori è stato chiesto di sfruttare le potenzialità di Internet per scrivere quelli che possono essere definiti (almeno in prima approssimazione, perché in realtà sono qualcosa in più) dei libri interattivi. Ed il risultato a mio avviso è ottimo, mi sbilancio pur avendo letto solamente un’opera su sei.

La prossima volta che avete un po’ di tempo da perdere nei meandri della Rete, saprete cosa andare a vedere – e non sarà del tutto tempo perso!

zar